19 Dicembre 2025
Agricoltori padovani a Bruxelles: via i tecnocrati dall’Ue

Una folta delegazione di agricoltori padovani di Coldiretti, tra loro molti i giovani imprenditori, ha raggiunto Bruxelles lo scorso 19 dicembre per partecipare alla grande manifestazione in difesa del futuro dell’agricoltura in Italia e anche nel nostro territorio. Il taglio di 90 miliardi di euro alla Politica Agricola Comune - 9 miliardi per l’Italia - mette a rischio, infatti, la sicurezza alimentare dell’Unione Europea e il futuro di milioni di agricoltori. È la denuncia lanciata da Coldiretti nel corso della grande mobilitazione pacifica a Bruxelles, dove migliaia di agricoltori provenienti da tutta Europa hanno gridato: “Non è questa l’Europa che vogliamo”.

Da Padova la delegazione è partita nella notte guidata dal presidente Roberto Lorin e dal direttore Carlo Belotti, insieme a numerosi giovani agricoltori della nostra provincia, allarmati per le notizie che arrivano dall’Unione Europea.

A questo collegamento alcune foto della manifestazione: https://photos.app.goo.gl/whp9MvLKbBfBagu69

Per salvare l’agricoltura europea e garantire cibo sano e sicuro a oltre 400 milioni di cittadini, - ricorda Coldiretti Padova - occorre allontanare i tecnocrati che stanno guidando l’Unione Europea verso una deriva ideologica e autocratica, sempre più distante dai territori e dai bisogni reali delle comunità agricole.

“Tagliare le risorse della Pac per dirottarle su altre voci di spesa – afferma Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – significa minare la sovranità alimentare, aumentare la dipendenza dalle importazioni e mettere a rischio la salute dei cittadini. Senza agricoltori non c’è cibo, senza cibo non c’è futuro. La presidente della Commissione Ue Von der Leyen sta portando avanti una strategia irresponsabile che colpisce al cuore l’agricoltura europea e penalizza in modo pesantissimo anche la nostra provincia, che conta quasi diecimila imprese e migliaia di giovani agricoltori che hanno investito sulle loro aziende”.

La riduzione del 25% dei fondi Pac e la loro confluenza in un Fondo Unico Agricolo rappresentano una minaccia concreta soprattutto per i giovani agricoltori, per le aree rurali e per le aziende che operano nel rispetto di elevati standard ambientali, sanitari e sociali. Per l’Italia il taglio ammonta a 9 miliardi di euro, che diventano 90 miliardi se si considera l’intera Unione Europea.

“Mentre Stati Uniti, Cina e grandi potenze mondiali investono sull’agricoltura come settore strategico, l’Europa sceglie di smantellare il proprio sistema produttivo – prosegue Lorin –. Così si favorisce l’ingresso di prodotti stranieri che non rispettano le nostre stesse regole su pesticidi, ambiente e diritti dei lavoratori, come nel caso del Mercosur. Questo non è libero scambio, è concorrenza sleale. Oggi diciamo un no altrettanto secco anche agli accordi che, a tutti i costi, si vogliono portare avanti: accordi che sono innanzitutto contro la salute dei cittadini europei e poi contro gli interessi degli agricoltori europei. Noi siamo europeisti convinti, - conclude Lorin - ma questa Europa deve cambiare rotta. Servono risorse certe per la Pac, reciprocità negli accordi commerciali e rispetto per chi ogni giorno lavora nei campi custodendo territorio, ambiente e identità. Contro i contadini non si governa, lo stiamo dimostrando anche oggi. Siamo qui per chiedere un’Europa diversa: più coraggiosa, meno burocratica e realmente vicina ai cittadini. Un’Europa che difenda il ruolo dell’agricoltura, garantisca reddito agli agricoltori, investa nelle filiere locali e promuova la trasparenza attraverso l’etichettatura obbligatoria di origine”.

Marco Vergerio, vice delegato dei giovani di Coldiretti Padova, conduce un’azienda florovivaistica a Camposampiero ed è Bruxelles con tanti coetanei: “Oggi fare impresa in Italia costa molto di più che all’estero.

E il primo fattore è l’energia, i cui costi gravano sulle aziende florovivaistiche. I nostri competitor europei ed extraeuropei partono con un vantaggio evidente, così non si può parlare di mercato equo. Non è accettabile avere vincoli più stringenti e poi competere con chi produce con norme diverse e costi più bassi. Così si rischia di mettere fuori mercato le nostre imprese, che invece garantiscono qualità, sicurezza e sostenibilità. Chiediamo condizioni eque, energia a costi sostenibili e regole uguali per tutti”.

Arriva da Conselve Silvia Breda, 19 anni, studentessa universitaria impegnata nell’azienda di famiglia, ad indirizzo viticolo e cerealicolo: “Sto proseguendo gli studi in preparazione all'insediamento in azienda. Oggi sono qui insieme con tanti altri coetanei per chiedere garanzie e certezze per noi giovani, perché non ci sia negata la possibilità di costruire un futuro per le nostre aziende. lo voglio che la mia attività sia efficiente in ogni sua parte, sotto il profilo economico che della qualità dei nostri prodotti. Questo non è sempre possibile a causa dei vincoli dettati dall'Unione Europea. Per il futuro di noi giovani agricoltori chiediamo un Europa diversa, più vicina ai suoi cittadini, attenta a chi investe e si impegna in agricoltura”. 

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