25 Agosto 2010
AGROALIMENTARE IN SALSA CINESE? RECORD DI CIBI CONTAMINATI

Latte alla melanina, pomodori anonimi, formaggi sospetti e molti altri prodotti agroalimentari “made in China” rappresentano una concreta minaccia per l’agricoltura e la qualità di quanto arriva ogni giorno sulle nostre tavole. Anche nel Nordest e in Veneto, nonostante le eccellenze dell’agricoltura in ogni settore, Coldiretti denuncia l’aggressiva invasione del gigante asiatico con pesanti conseguenze sull’economia e sulla sicurezza alimentare. Un’invasione silenziosa ma non senza pericolose ripercussioni sulla qualità dell’agroalimentare.
Nonostante il dichiarato impegno a garantire la sicurezza alimentare dopo lo scandalo del latte alla melamina, la Cina ha continuato ad esportare prodotti a rischio ed è stata il Paese che ha ricevuto dall'Unione Europea il maggior numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge. Lo afferma la Coldiretti sulla base della Relazione sul sistema di allerta per gli alimenti dalla quale si evidenza che nel 2009 su un totale di 3204 allarmi per irregolarità ben 344 (11 per cento) hanno riguardato la Cina per pericoli derivanti dalle contaminazioni dovute sopratutto a  materiali a contatto con gli alimenti.
Il recente sequestro di oltre cento quintali di latte contaminato con la melanina, sottolinea la Coldiretti, è la conferma della presenza di gravi difficoltà da parte della Cina di adeguarsi alle norme di sicurezza alimentare nel rispetto degli impegni assunti a livello internazionale.
L'Italia non importa latte e suoi derivati dalla Cina, ma occorre comunque intensificare i controlli per verificare la presenza di eventuali triangolazioni e di contaminazioni in prodotti derivati, considerato che nel 2009 sono stati segnalati in Europa ben 15 allarmi. Di fronte all'estendersi dell'allerta sui rischi dei prodotti cinesi occorre immediatamente, ribadisce la Coldiretti, estendere l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti.
Solo per fare un esempio di quale sia la portata dell’invasione cinese, in Italia negli ultimi dieci anni sono praticamente quadruplicati (+272 %) gli sbarchi di concentrato di pomodoro cinese e rappresentano oggi la prima voce delle importazioni agroalimentari dal gigante asiatico, secondo una analisi della Coldiretti sui dati relativi ai primi cinque mesi del 2010 rispetto allo stesso periodo del 2000. La possibilità di “spacciare” come Made in Italy la produzione orientale, oltre ai rischi sanitari confermati dai recenti sequestri, sta mettendo in crisi la coltivazione della vera pummarola Made in Italy il cui raccolto è stimato quest’anno in calo di quasi il 10 per cento.
Il quantitativo che sbarca in Italia dalla Cina dovrebbe superare a fine anno i 100 milioni di chili e corrisponde, sottolinea la Coldiretti, a quasi il 15 per cento della produzione di pomodoro fresco italiana destinato alla trasformazione realizzata in Italia. Dalle navi sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro.

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