9 Aprile 2024
Al Brennero agricoltori padovani per denunciare l’invasione al Made in Italy

Due giorni al passo del Brennero per denunciare l'invasione del falso cibo italiano e lanciare una nuova proposta di legge per l'etichettatura obbligatoria di tutti i prodotti agroalimentari. Ancora una volta Coldiretti ha fatto sentire tutta la sua forza e autorevolezza. Alle prime ore del mattino erano già stati fermati un camion con formaggio tedesco diretto alla grande distribuzione, pomodori dal Belgio verso Verona, cosi come un altro carico di carne suina sempre destinato ad una ditta di trasformazione della città scaligera, anguille del Baltico per Chioggia ed ancora merluzzo atlantico dall’Olanda a Comacchio. All’apertura degli sportelli una zaffata avvolge migliaia di agricoltori di Coldiretti che anche oggi stanno accerchiando i camion all’ingresso del valico del Brennero, sostengono l’attività di controllo delle autorità impegnate nelle verifiche dei documenti e dei contenuti trasportati.
Sono arrivati da tutta Italia, giovani, senior e donne dell’agricoltura. Da Padova oltre duecento gli agricoltori presenti fin dal primo mattino, con il presidente Roberto Lorin, il direttore Giovanni Roncalli e la presidente delle imprenditrici di Coldiretti Veneto Valentina Galesso. È partita nottetempo con gli agricoltori padovani anche Ornella Leonardi, che ha voluto essere solidale e vicina agli agricoltori di Coldiretti.

Nei pullman di Coldiretti da Nord a Sud d’Italia sono saliti anche i consumatori per partecipare al presidio. Una giovane madre della Coldiretti di Avellino stringe al collo sua figlia mentre assiste alle operazioni. Rappresenta la testimonianza del manifesto di Coldiretti che riporta uno slogan di molti anni fa:” Mamma, sei sicura che quello che mangia tuo figlio non contenga schifezze ?”
“Il suo futuro e la sua salute sono nelle nostre mani – dice la padovana Valentina Galesso presidente delle imprenditrici di Coldiretti Veneto - Questa battaglia è anche per lei e per tutti i bambini. Quando ci sediamo a tavola voglio essere certa che nel suo piatto ci siano solo cibi sani ed italiani, frutto del lavoro sacro dei nostri agricoltori”.

Lo speaker annuncia al megafono i prodotti, legge insieme agli addetti in divisa i documenti che contengono la provenienza, la tipologia e il cammino compiuto prima di superare la frontiera e la destinazione finale. Con la folla partecipe si commentano le “irregolarità” perpetuate nei confronti del lavoro dei produttori italiani. L’ultimo passaggio prima di sospendere l’attività – spiega Roberto Lorin– gridava vendetta: cassette di asparagi ungheresi diretti in Veneto, terra dei turioni blasonati e tutelati da Badoere a Cimadolmo, da Bassano fino ai precoci di Bibione, Pernumia e i più particolari di Arcole, Marbotta verdi e bianchi addirittura violetti. Con questo patrimonio che bisogno c’è di importare asparagi ungheresi ?”.
Dal palco al corridoio autostradale è un susseguirsi di interventi, mentre scorrono gli autotreni, le cisterne, si alternano i discorsi di Ettore Prandini presidente nazionale di Coldiretti con il segretario generale Vincenzo Gesmundo insieme a tutta la giunta confederale e poiu quelli dei politici intervenuti tra i quali i senatori Stefano Patuanelli e Luca De Carlo che è anche presidente della commissione agricoltura. Ci sono anche i rappresentanti dei consumatori tra cui il Codacons con l’avv. Gianluca Di Ascenzo e i presidenti delle associazioni come Barbara Nappini di Slow Food, Maria Grazia Mammuccini di FederBio che esprimono condivisione per l’operazione.
“E’ sempre un pugno allo stomaco partecipare a questa manifestazione – racconta un veterano. Dal 1973 al Brennero la Coldiretti ha sempre portato la voce degli agricoltori italiani soprattutto rivolgendo il malessere verso le sedi comunitarie nei confronti delle quali è stato sollecitato maggiore impegno del Governo italiano che nell’ultimo scorcio del secolo scorso era debole e disattento verso l’agricoltura e in particolare nei confronti della zootecnia. Di questa debolezza se ne avvantaggiavano le agricolture del Nord Europa che avevano campo libero e invadevano con il loro latte e la loro carne l’industria agroalimentare italiana.
Sono passati quasi 50 anni, le battaglie hanno dato molti risultati, riconosciuto conquiste, ma ancora non basta. Con l’avvio della raccolta di firme per una legge europea di iniziativa popolare sull’obbligo di etichettatura dell’origine di tutti i prodotti in commercio, Coldiretti punta a smascherare il fenomeno degli alimenti importati e camuffati come italiani grazie a minime lavorazioni, rivedendo il criterio dell'ultima trasformazione sostanziale.
“La petizione, che potrà essere sostenuta firmando in tutti i mercati contadini di Campagna Amica e negli uffici Coldiretti e sarà promossa anche sui social media con l’hashtag #nofakeinitaly, punta anche a mettere finalmente in trasparenza – spiega Roberto Lorin - tutti quei prodotti che sono ancora oggi anonimi e che rappresentano circa un quinto della spesa degli italiani e includono alimenti simbolo a partire dal pane”.
Su pagnotte e panini non vige, infatti, l’obbligo di indicare l’origine del grano impiegato, come accade per la pasta. E lo stesso vale per tutti i derivati come biscotti, fette biscottate crackers e simili. Del tutto anonimi anche i legumi in scatola, magari venduti in confezione con colori o segni che richiamano l’italianità – rileva Coldiretti – così come le confetture di frutta o di verdura trasformata, come marmellate e sottoli. Niente etichetta d’origine anche per ortaggi e frutta di IV Gamma e noci e pistacchi sgusciati, per i quali dovrebbe però aprirsi uno spiraglio dal prossimo anno, né per carne di coniglio e di cavallo. Restano inoltre completamente anonime le portate sui menu dei ristoranti.
“Dobbiamo dire basta alla concorrenza sleale, fermare i cibi contraffatti che passano dalle frontiere e dai porti europei – conclude il presidentedi ColdirettiPadova- La nostra mobilitazione, in continuità con il lavoro fatto a Bruxelles in questi mesi, prosegue a difesa del reddito degli agricoltori e a salvaguardia della salute dei cittadini”.

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