10 Ottobre 2022
Al Villaggio Coldiretti la politica fa quadrato sull’agroalimentare

Il mondo politico al Villaggio della Coldiretti a Milano ha fatto quadrato sull’azione della Coldiretti di contrastare con ogni mezzo l’arrivo dei prodotti realizzati in provetta, dalla carne al latte finti. Giorgia Meloni, alla sua prima uscita pubblica dopo le elezioni, ha firmato la petizione mondiale per fermare lo sbarco a tavola del cibo sintetico promossa da World Farmers Markets Coalition, World Farmers Organization, Farm Europe, Coldiretti e Filiera Italia, accogliendo le istanze della Coldiretti.

Oltre al presidente del Consiglio in pectore, era affollatissimo il parterre politico: il segretario nazionale della Lega Matteo Salvini, il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, una folta schiera di parlamentari neo eletti , il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, ex ministri (Paolo De Castro, attualmente europarlamentare, Gianni Alemanno, Gian Marco Centinaio, sottosegretario al Mipaaf, Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde). E poi esponenti di spicco del mondo delle imprese e delle istituzioni, Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, Catia Bastioli, Ad di Novamont, Massimiliano Cattozzi di intesa Sanpaolo, Marco Hannappel, presidente e Ad di Philip Morris, Stefano Goberti ad di Plenitude, Gianpiero Strisciuglio, ad di Mercitalia Logistics e Responsabile Polo logistica Gruppo FS, Matteo Leonardi di Ecco climate (think tank italiano per il clima), Carlo Ferro, presidente dell’Ice.

Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo hanno messo sul tavolo tutte le criticità del settore, ma soprattutto hanno acceso i riflettori sui prodotti realizzati in laboratorio che sono stati il leit motive della tre giorni. Un tema che è apparso ancora più drammatico perché in contrasto con la grande bellezza dell’agricoltura italiana schierata al Villaggio nella tre giorni a Milano.

La carne finta – ha detto il segretario generale, Vincenzo Gesmundo - rientra in un disegno che sembra messo a punto per mettere in difficoltà le eccellenze italiane. Il Nutriscore, la direttiva sui fitosanitari che porterebbe a un drastico taglio della produzione nazionale, l’equiparazione delle stalle alle ciminiere e poi, ancora, il vino demonizzato e soprattutto i prodotti alimentari creati in laboratorio come la carne finta o il latte (leit motive della tre giorni), senza dimenticare gli insetti nel piatto sdoganati da Bruxelles (protagonisti al Villaggio alla prima mostra degli orrori a tavoli allestita). Ma in prima linea il cibo finto. Gesmundo ha lamentato l’ assenza di considerazione politica su un tema tanto importante, perché il cibo sintetico sta arrivando.

E proprio al Villaggio sono arrivate anche le prime risposte dei rappresentanti del Governo che verrà. Giorgia Meloni ha dato in diretta le prime risposte alle sfide poste dal Presidente Prandini. Il presidente di Coldiretti ha anche proposto alla Meloni la creazione di un ministero della Sovranità alimentare perché oggi le competenze sono sparse in troppi ministeri. A parte le materie della Sanità, i temi del ministero dello Sviluppo economico e della Transizione ecologica, secondo Prandini, dovrebbero essere affidate al ministero agricolo.

Meloni ha confermato che ha scelto di limitare le uscite pubbliche per dedicarsi anima e corpo a cose urgenti, perché se chiamati a governare (ha detto scaramanticamente) abbiamo già in mente risposte immediate ai problemi della nazione. Per la Coldiretti ha fatto un’eccezione. Ha voluto essere al Villaggio contadino perché è un momento particolare e difficile per il sistema produttivo e in particolare per l’agroalimentare. E poi ha lanciato un messaggio preciso: modificare il rapporto tra lo Stato e i cittadini e le imprese con un obiettivo “non disturbare chi vuole fare”. E poi un obiettivo: restituire una strategia industriale al Paese che non può prescindere dagli elementi più identificativi nel mondo globale e tra questi c’è il comparto agroalimentare. “Voglio lavorare molto su questo comparto – ha assicurato – che oggi versa in condizioni difficili tra pandemia, eventi meteo, siccità e aumento dei costi. Diverse aziende producono in perdita e questo non ce lo possiamo permette. Questa tendenza – ha aggiunto- si può invertire”. La linea del nuovo Governo dunque è di uscire dalla logica delle sole compensazioni delle bollette, perché così si regalano i soldi alla speculazione, mentre “la speculazione va fermata”. “Bisogna partire da interessi nazionali per trovare soluzioni comuni”. E sulla questione gas “confido che ci siano margini per trovare una soluzione”.

Ha insistito sull’agroalimentare perché “è interesse nazionale rendere più forte l’economia della nazione”. Sul fronte nazionale e Ue ha indicato tre priorità: sostenibilità, ma eliminando quei vincoli assurdi con cui si sono trovate a lavorare le imprese, perché “bisogna difendere anche la sostenibilità economica e sociale”; protezione della qualità con la tutela delle filiere contro il Nutriscore e la sovranità alimentare.

Matteo Salvini ha sposato tutte le rivendicazioni di Coldiretti sulla tutela del Made in Italy: “Vorrei che i nostri figli mangiassero cibi sani, il latte senza vacche e la carne finta se la mangiassero a Bruxelles. In ballo ci sono migliaia di posti di lavoro, il settore ha creato più lavoro che in altri. Sono a rischio circa 100mila aziende e se chiudono non c’è la cig né per le vacche, né per i lavoratori” e a questo proposito Salvini ha anche rilanciato sui voucher.

E comunque ha assicurato che il nuovo Governo manterrà gli impegni presi. Infine ha condiviso anche l’idea lanciata da Prandini di un ministero del Sovranismo agroalimentare.

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