10 Novembre 2020
Annata agraria, le prime stime di Coldiretti Padova

San Martino, chiude l’annata agraria, le prime stime di Coldiretti Padova: fatturato in flessione del 17%, persi 15 milioni solo con restrizioni di novembre, boom di richieste di uova durante il lockdown, discreta la produzione di ortaggi, i danni da cimice asiatica nonostante il calo continuano a condizionare la produzione

10 novembre 2020. L’agricoltura padovana tiene il passo e, nonostante il Covid, cerca di reagire sia sul fronte della produzione che dei prezzi. L’annata agraria, che per tradizione si chiude l’11 novembre, ricorrenza di San Martino, per il settore primario padovano segna dei buoni risultati sul fronte produttivo, soprattutto per i cereali, il vino e gli ortaggi, anche se gli effetti dell’emergenza sanitaria sono destinati a condizionare le dinamiche di mercato per tutto il prossimo anno. L’agricoltura padovana, spiega Coldiretti Padova, fattura poco meno di un miliardo di euro l’anno e il 2020 è destinato a chiudersi, secondo una prima stima, con una flessione di circa il 17%, nonostante la buona tenuta dei principali comparti produttivi come i cereali e gli ortaggi. A pesare è il calo dei settori che più di altri risentono dell’impatto della pandemia: il florovivaismo, l’attività agrituristica, la vendita di prodotti al circuito Ho.Re.Ca. Con il ritorno delle restrizioni l’agricoltura padovana fatturerà nel mese di novembre circa 15 milioni di euro di meno se il Veneto rimarrà in area gialla, altrimenti le perdite saranno più marcate.

Intanto, come ogni anno a novembre, Coldiretti Padova compie una ricognizione dell’andamento delle principali coltivazioni della nostra provincia e ne traccia un quadro non del tutto negativo. “E’ andata bene per i cereali in genere, a partire dal mais, prima coltura padovana con quasi 35 mila ettari, - spiega il presidente Massimo Bressan - che segna delle ottime produzioni soprattutto dove è stato possibile irrigare in caso di necessità, con una resa fra i 130 e i 150 quintali per ettaro per la granella secca. Nei terreni dove non arriva l’irrigazione, circa il 40%, la resa va dai 100 ai 120 quintali ad ettaro. La produzione complessiva quest’anno si aggira sulle 320 mila tonnellate di mais. In leggera crescita i prezzi, dopo la sofferenza dello scorso anno, con quotazioni tra i 19 e i 20 euro al quintale. Anche il grano tenero, con poco meno di 20 mila ettari coltivati, ha ripreso quota dopo le difficoltà della primavera scorsa, a causa del meteo sfavorevole. La produzione si attesta tra i 60 e gli 85 quintali per ettaro e il prezzo oscilla dai 20 ai 22 euro al quintale, con quotazioni più alte per i grani qualitativamente migliori. Buona annata per il grano duro, coltivato però su una superficie assai più contenuta, circa duemila ettari con una resa di 60-65 quintali e un prezzo intorno ai 27 euro al quintale. Ottime le attese sull’orzo (3.300 ettari), con una resa tra i 70 e i 90 quintali per ettaro. Sul fronte delle coltivazioni industriali la soia (oltre 26 mila ettari coltivati nel padovano), nonostante le ottime condizioni delle piante, risente ancora degli attacchi della cimice asiatica, principale causa della flessione tra il 10 e il 20%, compensata da una ripresa dei prezzi, intorno ai 41 euro al quintale. Recupera terreno invece la barbabietola, coltivata in 2.200 ettari circa, la cui resa sale a 600-800 quintali all’ettaro con un buon grado polarimetrico, vale a dire la presenza di zucchero, intorno al 15%”.

Passando all’ortofrutta – continua Coldiretti Padova – le mele e le pere quest’anno registrano minori perdite a causa della cimice ma devono fare i conti con funghi e marciumi che ne condizionano la resa. A risentirne in particolare le varietà di pere abate e conferenze, con una riduzione che arriva al 30%. Nella media invece le mele, ad esclusione della varietà golden che segna flessioni anche del 50-60 per cento. Deludenti i prezzi, soprattutto per le varietà biologiche, con un calo del 30% a causa del deciso incremento di importazioni di prodotti biologici, in particolare dalla Polonia, in forte concorrenza con la frutta made in Italy. Le drupacee, vale a dire pesche, albicocche, susine e ciliegie, hanno risentito dei forti sbalzi termici che hanno danneggiato la fase della legagione, alla fine di marzo, con riduzioni del 30% e punte fino al 50 per cento su susine e ciliegie. “E’ stata un’annata difficile per molti aspetti- afferma Graziano Balbo, presidente della Cooperativa Frutta di Castelbaldo – con la cimice asiatica che, nonostante una minore presenza, continua a fare danni, insieme ad altri parassiti. Non ci resta che sperare in riscontri positivi per l’attività di contenimento della cimice dopo le decine di lanci di vespe samurai, di cui attendiamo l’esito nei prossimi mesi. I prezzi delle produzioni biologiche risentono della concorrenza straniera. Le mele bio da industria per la produzione di creme di frutta sono quotate 25 centesimi al chilo, le pere tra i 35 e i 40 cent. L’agricoltura convenzionale registra quotazioni di 25 cent al chilo per le mele, in aumento fino a 40 centesimi per le varietà gala e fuji. Le pere williams arrivano a 50 cent mentre le abate a 70 cent”.

L’annata è discreta invece per i principali ortaggi coltivati nella nostra provincia, osserva Coldiretti Padova, per la sostanziale tenuta dei prezzi e le buone condizioni sanitarie, fatta eccezione per la presenza della cimice asiatica e della piralide, parassita lepidottero che ha danneggiato la produzione di peperoni. Prezzi e rese nella norma, con una buona qualità, per pomodori e melanzane in particolare. L’asparago invece ha risentito del lockdown e della chiusura dei principali canali di distribuzione, con un sostanzioso calo del prezzo. Il meteo di questi giorni di “estate di San Martino” rischia di avere delle conseguenze sulla produzione di radicchio e cavoli, che risentono delle temperature troppo elevate. Se le temperature non si abbasseranno, spiegano i tecnici di Coldiretti Padova, ci sarà la fioritura e molti prodotti non potranno essere venduti.

Si annuncia una buona annata invece per l’uva, in particolare sul fronte della qualità. Nei circa 6.600 ettari di vigneti pur con rese non elevate la qualità è ottima, ma c’è preoccupazione per la risposta dei mercati, condizionati dall’emergenza Covid, spiega Marco Calaon, presidente del Consorzio Vini Doc dei Colli Euganei: “restrizioni come un nuovo lockdown potrebbero avere effetti pesanti in particolare per il vino in bottiglia, destinato ad alberghi e ristoranti. Fin dalla prima chiusura di Vo’ le cantine si sono organizzate con la consegna a domicilio per recuperare almeno una parte delle perdite”. In netta ripresa anche la produzione di olive sui Colli Euganei, con un olio extravergine di ottima qualità. Da segnalare, infine, il boom di richieste di uova, soprattutto durante il lockdown e ora di nuovo in ripresa.

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