16 Giugno 2022
Assemblea provinciale Coldiretti: l’agricoltura padovana guarda al futuro

Dalla corsa dei prezzi alle speculazioni alimentate dall’economia di guerra, dagli effetti dei cambiamenti climatici all’attacco della concorrenza sleale al “made in Italy”, ma ci sono anche i danni degli animali selvatici e le ripercussioni della burocrazia europea. Sono solo alcuni dei temi affrontati durante l’assemblea provinciale annuale di Coldiretti Padova di oggi a Cervarese Santa Croce. Oltre ottanta presidenti di sezione e dirigenti della più grande organizzazione agricola, in rappresentanza di circa 7 mila soci attivi, dopo aver preso in esame i bilanci consuntivo 2021 e preventivo 2022 si sono confrontati sulle grandi sfide che attendono l’agricoltura padovana, un settore che conta circa 11 mila imprese iscritte alla Camera di Commercio e specializzate in tutti i principali comparti, per un fatturato complessivo di poco inferiore al miliardo e 200 milioni di euro, in ripresa nel 2021 dopo la batosta del Covid l’anno precedente e prima dell’inizio della guerra in Ucraina che inciderà sull’anno in corso.

“La superficie agricola utilizzata nella nostra provincia nel 2021 - spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova - è di poco inferiore ai 140 mila ettari, con una predominanza del mais, coltivato su oltre 30 mila ettari, e della soia a 32 mila ettari. La nostra provincia è prima in Veneto per la coltivazione di frumento tenero, balzato ad oltre 21 mila ettari, anche se la produzione risente dei cambiamenti climatici e proprio in questi giorni viene data in calo del 10-15 per cento. Il comparto zootecnico resiste alla crisi, il settore bovino conta oltre centomila capi e il prezzo del latte, dopo le tensioni dei mesi scorsi, è in ripresa, mentre le 300 aziende avicole hanno dovuto affrontare l’emergenza aviaria che ha portato all’abbattimento di oltre 4 milioni di capi e al fermo degli allevamenti per lunghi mesi, con danni per decine di milioni di euro. Il settore ortofrutta è un’eccellenza che, nonostante le sferzate del meteo, conta 1.200 ettari di piante leguminose (fagioli, patate e piselli), altri 3.400 di ortaggi a pieno campo e di 1.700 ettari di frutteti. Bene la viticoltura con più di 7 mila ettari di vigneti e un fatturato in continua crescita, sulla spinta delle produzioni di qualità. Anche il florovivaismo si è ripreso dall’anno orribile della pandemia anche se ora si trova a fare i conti con l’aumento dei prezzi di produzione. Al di là degli aspetti produttivi resta però un grave problema legato alla remunerazione degli agricoltori ai quali, per ogni euro pagato dai consumatori, arrivano appena 15 centesimi.

Gli effetti dell’economia di guerra e delle speculazioni, intanto, - continua Bressan - già si sono tradotti in rincari a due cifre sulle materie prime, sui carburanti e sull’energia, ma si fanno sentire anche i cambiamenti climatici che nel padovano sono la causa di inverni sempre più avari di piogge ad estati calde e siccitose, temporali e nubifragi sempre più violenti, caratterizzati da grandine e vento forte. Anche per effetto del clima la minor produzione pesa sulle aziende agricole che hanno dovuto affrontare rincari delle spese di produzione che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio con incrementi medi dei costi correnti del 68% secondo elaborazioni Coldiretti su dati del Crea. A questo si aggiungono le problematiche legate alla diffusione degli animali selvatici,  a partire dai cinghiali, presenti sui Colli Euganei come in pianura. Se ora la peste dei cinghiali minaccia centinaia di allevamenti suini lo dobbiamo proprio alla presenza ancora massiccia dei cinghiali.  E’ urgente un pacchetto di azioni da parte del Governo che, partendo dalla modifica alla legislazione nazionale, consenta l’adozione di ordinanze di emergenza, da parte dei sindaci, per autorizzare misure straordinarie di controllo.

Inoltre - aggiunge Bressan - dobbiamo fare i conti anche con le mire di chi vuole imporre prodotti realizzati in laboratorio a scapito dell’autenticità del nostro made in Italy. In realtà la carne artificiale, di cui si parla molto, ma anche il latte prodotto senza mucche sono un grande inganno a scapito dei consumatori. E’ di questi giorni poi la notizia della nuova minaccia al Grana Padano che arriva dagli USA. A fronte di questi attacchi ai prodotti agroalimentari di qualità va ribadita la centralità dell’agricoltura, come sta facendo Coldiretti a tutti i livelli, a partire dall’Unione Europea, alla quale chiediamo un piano strategico nazionale per la crescita e lo sviluppo, con azioni semplici da applicare, che garantiscano la giusta sostenibilità economica dell’attività agricola. In Europa occorre coerenza nelle politiche, dicendo “sì” a tutte le misure che aumentano la trasparenza di processi e prodotti, attraverso l’obbligo dell’etichettatura d’origine, e che garantiscano competitività agli agricoltori europei sul piano mondiale promuovendo ed applicando il concetto della reciprocità negli standard produttivi in modo che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute.

Quella che abbiamo davanti - conclude il presidente di Coldiretti Padova - è una stagione ancora impegnativa e complessa, perché molto rimane da fare per dare “il giusto reddito” alle nostre imprese agricole. Servono nuovi approcci imprenditoriali con innovazioni di processo, di prodotto, di promozione e di mercato oltre a nuove politiche e strategie di sviluppo che puntino alla valorizzazione delle produzioni e dei territori. Ma per raggiungere un giusto reddito alla capacità imprenditoriale e d’innovazione del sistema delle imprese, che rappresenta la condizione primaria, va aggiunta una nuova consapevolezza della politica e delle istituzioni, che debbono intervenire sul quadro normativo e di governo del territorio, riservando all’agricoltura il ruolo che merita”.

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