18 Marzo 2021
Caso Serprino: l’uso improprio del nome danneggia i produttori

Il Ministero non si schioda e continua imperterrito sulla sua interpretazione: nessuna buona nuova per il Serprino ancora nel mirino di un Decreto Ministeriale che apre la possibilità che ovunque con queste uve si produca uno spumante generico usando lo stesso nome.  

“Serprino è innanzi tutto una Menzione Tradizionale per i Colli Euganei e come tale deve rimanere riservata a questa Denominazione senza aprirne l’uso ad inutili speculazioni che da troppo tempo danneggiano i produttori” – afferma Coldiretti Veneto che sulla diatriba registra la forte presa di posizione nei giorni scorsi dell’Assessore all’agricoltura Federico Caner, prontamente schieratosi a fianco dei viticoltori e del Consorzio di Tutela dei Colli Euganei, affinchè il nome sia tutelato e riservato ad un’area circoscritta di 500 ettari per una produzione di più di 700mila bottiglie.

Nella prossima conferenza Stato Regioni il ruolo della rappresentanza politica veneta sarà determinante – commenta Coldiretti Padova – per evitare che l’uso improprio di questa definizione svilisca e snaturi un prodotto da sempre patrimonio del territorio Euganeo.

Coldiretti è certa che la Regione del Veneto farà sentire il suo peso anche su un aspetto più generale che caratterizza il provvedimento in discussione dato che la formulazione proposta dall’art.6 è particolarmente critica in quanto consentirebbe non solo al vitigno “Serprino” ma anche ad altre varietà di essere riportate in etichetta di una generica tipologia “rosso” o “bianco”, nonostante tali varietà siano state oggetto di specifiche previsioni restrittive nei disciplinari degli enti consortili. Queste e altre decisioni come ad esempio anche la concessione indiscriminata dell’uso di recipienti alternativi al vetro come plastica, lattine, tetrapak, non possono essere  consentite senza la valutazione degli enti consortili preposti.

Marco Calaon, presidente del Consorzio Vini dei Colli Euganei sottolinea come i produttori si siano già mossi: ”Come Consorzio abbiamo già inviato più di una settimana fa una nota al Ministero, chiedendo di ripristinare la tutela prevista prima del decreto. Abbiamo scoperto poi che lo stesso decreto fa riferimento anche al Pinello, una varietà che pur essendo di nicchia rappresenta pur sempre una significativa espressione del nostro territorio. Ora auspichiamo che la Regione Veneto faccia valere le nostre ragioni nella Conferenza Stato Regione. E’ in gioco anche la difesa di un aspetto non certo secondario del nostro patrimonio di identità veneta”.

Il lavoro fatto in questi anni conclude Coldiretti - che ha portato il Veneto a produrre il 75% del vino, come Doc o Docg, è opportuno che venga governato dalle scelte delle imprese e non lasciato ad automatismi che sotto la veste dell’efficienza introducono semplicemente la banalizzazione dell’identità locale.

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