12 Ottobre 2010
CENSIMENTO AGRICOLTURA ISTAT, COLDIRETTI: IN PRIMO PIANO LA FILIERA TUTTA ITALIANA

Il decimo Censimento Istat dell’Agricoltura, presentato ufficialmente oggi a Padova, nella sala del Consiglio Provinciale, sarà l’occasione per pianificare gli interventi a favore del mondo agricolo partendo da una fedele “fotografia” del settore primario. Ad iniziare da un concreto sostegno alle imprese orientate veramente alla multifunzionalità, autentica scommessa per gli imprenditori di oggi e domani, a chi sceglie la strada delle agro energie nel rispetto della sostenibilità ambientali, a chi fa qualità partendo dalla trasparenza e dal rapporto diretto con il consumatore. Lo hanno ribadito a fianco del presidente dell’Istat Enrico Giovannini i vice presidenti confederali di Coldiretti Gennaro Masiello e Nino Andena, auspicando che dal censimento esca l’immagine della moderna agricoltura italiana fatta dagli agricoltori.
Andena, intervenuto anche nella veste di Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori, ha affrontato alcune questioni spinose per il comparto zootecnico, a partire dalle energie rinnovabili e dagli appetiti che questo genere di investimenti stanno risvegliando nei più disparati soggetti. «La proliferazione degli impianti di biogas, per fare un esempio – ha dichiarato Andena – è un problema sentito e dibattuto. Noi intendiamo agevolare la diffusione dei micro impianti ad uso aziendale, ad integrazione del reddito dell’agricoltore e come fonte di risparmio energetico. Invece assistiamo ad una proliferazione di iniziative al di fuori dalla realtà strettamente agricola, che suonano come delle speculazioni realizzate con capitale che sicuramente non proviene dal settore primario, al quale oltretutto non pota alcun vantaggio. Un impianto da un megawatt ha bisogno di 300 ettari di mais per funzionare, un fabbisogno notevole che rischia di creare un nuovo latifondismo, a danno di chi fa veramente agricoltura e vede nelle energie rinnovabili un’opportunità, compromessa però da chi non si pone alcuno scrupolo». Andena ha proseguito ricordando la vera e propria “invasione” di materie prime straniere a danno del made in Italy, ricordando le importazioni di prodotti lattiero caseari e di carni destinate a diventare grandi marchi italiani. «Sul fronte del latte il Veneto importa più di quanto produce. Eppure, dagli stabilimenti escono solamente formaggi italiani, come è possibile? La realtà è che gran parte di formaggi Dop sono fatti con latte da importazione. Stesso discorso per i prosciutti: in Italia c’è una disponibilità di circa 22 milioni di cosce di suino ma ne vengono messe in commercio oltre 75 milioni. Ciononostante sfido chiunque a trovare un macellaio che offra prosciutti olandesi o tedeschi!». A questa concorrenza sleale si aggiungono aspetti che frenano le imprese agricole, come il continuo sacrificio di terreno e il peso della burocrazia. «Non possiamo caricare una parte della nostra economia di tutte le responsabilità e pretendere che l’agricoltura sia anche competitiva sul mercato, serve un deciso cambiamento di rotta».
Trasparenza, rispetto delle regole e rapporto con il consumatore sono alcuni dei temi toccati da Gennaro Masiello che ha esordito sottolineando come l’agricoltura sia ad oggi «l’unico comparto che può annoverare notevoli cambiamenti nel panorama economico italiano. Gli imprenditori agricoli non solo solamente parte attiva ma anche dinamica e questo nonostante le inefficienze della filiera e i furti a danno del settore primario. Noi siamo a fianco dell’agricoltura dei primati (nel biologico, nella sicurezza alimentare, nell’uso responsabile dell’acqua), dell’agricoltura delle eccellenze che raccontano il valore unico del nostro Paese. Il made in Italy autentico dovrebbe essere fatto di territorio anziché di marchi, per questo il nostro progetto per una filiera italiana tutta agricola mette al centro proprio il territorio. Vogliamo poter raccontare con che latte è fatta la nostra autentica mozzarella rispetto a quella di “mister X” che troviamo ovunque. Vogliamo che alle imprese sia riconosciuto un giusto prezzo per i prodotti e che la trasparenza sia un obbligo per tutti, non solo limitato a quando ci scappa il morto».

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