14 Gennaio 2014
“CINGHIALI SUI COLLI, NON CI INTERESSANO GLI INDENNIZZI, VA RISOLTO IL PROBLEMA”

“Gli indennizzi? Non ci interessano, non siamo qui a chiedere l’elemosina. Non è questo che vogliono i nostri imprenditori, non è questo il modo di salvaguardare l’agricoltura dei Colli Euganei dal flagello dei cinghiali. Noi chiediamo solo una cosa, semplicissima: che il problema sia eradicato, che i cinghiali vengano fatti sparire. Come? Non spetta a noi dirlo, per questo ci sono le istituzioni che hanno competenza sul territorio e che hanno anche la possibilità di intervenire a livello normativo”. Federico Miotto, Presidente di Coldiretti Padova, ribadisce la posizione degli agricoltori e sottolinea che la coesistenza fra cinghiali e agricoltura è impossibile nel nostro territorio e in particolare nel Parco Colli.
“Negli ultimi anni ci siamo appellati a tutti, abbiano incontrato Sindaci e Prefetto, amministratori del Parco e della Regione, funzionari di tutti gli Enti coinvolti” continua Miotto “e oltre alla solidarietà e alle parole di comprensione abbiamo ottenuto solamente risposte generiche e vaghe, che certo non aiutano a risolvere il problema. Tutti si fermano davanti alla normativa che impedisce di agire, ma le leggi possono essere cambiate, visto che la situazione ambientale è profondamente mutata dai tempi in cui sono state scritte. Allora non c’erano branchi di cinghiali che scorrazzavano indisturbati, di notte come di giorno, fra vigneti, uliveti e ogni genere di coltivazioni, fino a spingersi anche nei centri urbani e a provocare gravi incidenti lungo le strade. Oggi la normativa lega le mani anche a chi vuole risolvere l’emergenza cinghiali, chi detiene il potere di legiferare deve trovare il coraggio di mettere mano alle norme e di trovare una soluzione efficace”. Sul fronte del danno economico è difficile fare una stima dei danni all’agricoltura dell’area Colli nel 2013 perché, ricorda Coldiretti Padova, ormai gli agricoltori non presentano nemmeno la denuncia perché sanno che è solo tempo perso e che non porterà a nulla di concreto. Le stime, seppur parziali per difetto, comunque parlano chiaro: sono almeno un migliaio le aziende agricole danneggiate dai cinghiali e i danni superano gli 800 mila euro. Non c’è prodotto che si salvi, dai vigneti Doc al mais nella fascia pedecollinare, dagli uliveti ai frutteti, fino alle strutture aziendali distrutte dal passaggio degli ungulati, senza contare i gravissimi danni a terrazzamenti ed arginature che mettono a rischio le aree poste in pendenza finora messe in sicurezza dall’opera millenaria di chi abita sui Colli. Ma più che a soffermarsi sulle cifre Miotto tiene a sottolineare che ad essere minacciata è la stessa sopravvivenza dell’agricoltura sui Colli Euganei.
“Dobbiamo chiederci” continua il Presidente di Coldiretti Padova “quanto costa un grappolo d’uva su un territorio impegnativo come quello collinare, quanto costa fare agricoltura in condizioni di notevole disagio. Non possiamo fermarci al mero valore della produzione perché non siamo di fronte ad una calamità eccezionale ed episodica ma ad una emergenza che si trascina da tanti, troppi anni e rischia di far scomparire l’agricoltura. Se non si riconosce il valore dell’attività agricola per l’ambiente dei Colli Euganei non ha nemmeno senso affrontare il discorso degli indennizzi. L’agricoltore è un imprenditore, non è disposto a coltivare un prodotto che sa che andrà distrutto, nemmeno di fronte alla prospettiva di un giusto indennizzo. Se i cinghiali non saranno eliminati gli agricoltori saranno costretti a chiudere, ad andarsene, perché nessuno è disposto a fare degli investimenti con la certezza di rimetterci. Se finora gli agricoltori hanno tenuto duro è perché sono anche dei cittadini, perché vivono nel territorio e non vogliono abbandonarlo. Ma non possiamo certo pensare che questo basti. Di fronte al grave problema dei cinghiali non possiamo fermarci davanti alle leggi che impediscono e non consentono. Chi ci governa e ci amministra deve trovare le forme e gli strumenti adatti, altrimenti farebbe bene a riconoscere i propri limiti e a dimettersi”.

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