16 Luglio 2021
Consumo di suolo, a Padova scomparsi altri 135 ettari nel 2020

Nemmeno il Covid ferma il consumo di suolo e anche nel 2020 la nostra provincia “si mangia” altri 135 ettari. Terreno sottratto all’ambiente e, il più delle volte all’agricoltura, un quarto nel solo Comune di Padova, che già detiene la maglia nera in Veneto con oltre 49,5 per cento di superficie occupata. Lo certifica l’Ispra nel suo rapporto annuale sul consumo del suolo, dal quale emerge che la provincia di Padova è prima in Veneto con oltre il 18,6% di suolo consumato.  “Se facciamo il classico paragone, in modo da dare un’idea di quanto terreno abbiamo perso in un anno – afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – è la superficie di quasi 170 campi da calcio, perduta nel giro di un anno. Nemmeno la pandemia è riuscita a mettere un freno a questo fenomeno preoccupante”. La provincia di Padova conferma dunque il suo primato fra le più cementificate d’Italia, soprattutto nel capoluogo e nella cintura urbana. E’ padovano anche il terzo comune in Veneto per superficie di suolo coperto, Noventa Padovana, con il 43% di terreno occupato.

Coldiretti Padova ha passato in rassegna i dati del rapporto Ispra dedicati alla nostra provincia ed emerge che i Comuni sopra al 30 per cento di suolo occupato, dopo Padova e Noventa, sono Cadoneghe, Rubano, Selvazzano e Albignasego. Nell’Alta Padovana troviamo Tombolo (31%) e Galliera Veneta (32%) mentre nella Bassa il peggiore è Solesino con il 30%. Al di sotto di questa percentuale ma sopra il 15% di suolo occupato troviamo gran parte della provincia: tutta l’Alta Padovana, il Piovese, il Monselicense e l’Estense. Comprese fra il 15 e il 9% invece l’area Colli, il Conselvano (eccetto Conselve al 20%) e il Montagnanese. Meno di una manciata i Comuni sotto il 9%: Codevigo (7%), Correzzola, (8,8%) e Cinto Euganeo (8,6%). Il comune meno cementificato della nostra provincia è Vighizzolo d’Este con il 6,3 per cento di suolo occupato. Rispetto all’anno scorso i Comuni che hanno incrementato maggiormente la superficie di suolo consumato sono Padova, con oltre 11 ettari, seguito da Albignasego (7,8 ettari), Vigonza (6,8 ettari) Bagnoli e Correzzola (5 ettari ciascuno). Il rapporto fotografa anche il consumo del suolo in prossimità dei corpi idrici, un dato importante per misurare i rischio idraulico di un territorio fragile. In questo caso troviamo i centri che per l’appunto sono attraversati da importanti fiumi e presentano delle criticità. Sopra i 40 ettari di terreno occupato in prossimità dei corsi d’acqua troviamo in testa ancora una volta Padova insieme a Fontaniva, Carmignano, Piazzola, Grantorto, Vigodarzere, Vigonza, Bovolenta, Correzzola, Anguillara, Pontelongo e Codevigo.

“Purtroppo ogni anno assistiamo ad una progressione nel consumo di suolo – prosegue Bressan – in un territorio che ha già pagato un contributo altissimo all’urbanizzazione, come conferma l’Ispra. L’agricoltura continua a perdere una risorsa fondamentale e il nostro ambiente è sempre più povero e vulnerabile. Più terreno cementificato significa non solo terra strappata al verde e alle coltivazioni ma anche più suolo impermeabile, che aumenta il già elevato rischio idraulico con cui ci troviamo a fare i conti in molte zone della nostra provincia in occasione di temporali e nubifragi, bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Ne risente anche la biodiversità, con una perdita di specie vegetali, coltivate e non, che dispongono si sempre minor spazio”.

Ma non e' solo la cementificazione a preoccupare, aggiunge Coldiretti Padova, allarma proprio in Veneto anche il rinnovato interesse per l'installazione del fotovoltaico a terra che nella corsa virtuosa all'energia prodotta da fonti rinnovabili trova nell'accaparramento di terreno fertile una possibile forma di speculazione. «Abbiamo già espresso il nostro no al fotovoltaico a terra come speculazione ed evidente occupazione di suolo ferite- - continua Bressan - Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, occorre difendere il patrimonio agricolo ormai in balia non solo di progetti infrastrutturali e poli commerciali da considerare e valutare rispetto lo sviluppo del territorio ma purtroppo anche di spregiudicati enti e società finanziarie non agricole con dietro soggetti anche stranieri che investono su distese di moduli solari, adducendo interessi green e camuffando le operazioni come promozione di una moderna cultura energetica a scapito delle imprese agricole che, con il terreno, operano per scopi naturali,  per modelli ecosostenibili autentici legati alla qualità delle produzioni e degli allevamenti”.

Coldiretti Veneto ha presentato in Regione una petizione sostenuta da oltre 24 mila firme per chiederete con urgenza l'approvazione di una legge che blocchi questo vero e proprio assalto alla diligenza dei terreni agricoli, individuando le aree e i siti idonei agli impianti: zone marginali, capannoni dismessi,  cave in disuso. “Gli imprenditori agricoli - conclude Bressan - si candidano a essere assoluti protagonisti di questo processo di transizione energetica sviluppando la copertura dei tetti delle loro stalle e utilizzando piccole porzioni dei  terreni agricoli di proprietà per realizzare mini impianti agrovoltaici in connessione con l'attività principale agricola con l'obiettivo di ridurre gli ingenti costi energetici che gravano sulle imprese per questo è indispensabile un provvedimento legislativo che definisca tutto questo”.

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