18 Ottobre 2012
EMERGENZA CINGHIALI: LA MISURA E’ COLMA!! ULTIMATUM AL PARCO COLLI

 
La nostra pazienza è finita, la prossima volta che ci vedrete in questa sala non ce ne andremo se l’emergenza cinghiali non verrà affrontata seriamente. Non siamo disposti a tollerare ulteriori tentennamenti: il problema va risolto alla radice, basta con le chiacchiere. Come promesso abbiamo scelto scelto di passare dalle parole ai fatti per denunciare l’immobilismo di ente Parco Colli e Regione di fronte al flagello dei cinghiali.
Un nutrito gruppo di agricoltori, ormai esasperati dai danni provocati dagli ungulati in tutta l’area collinare e nella pianura circostante, si è presentato a sorpresa di fronte ai cancelli della sede del Parco Colli a Este chiedendo di incontrare il presidente Gianni Biasetto. Quasi un centinaio gli agricoltori presenti, tutti arrabbiati per il fallimento della strategia messa in atto in questi anni, inadeguata a mettere un freno alla proliferazione dei cinghiali, con grave danno per l’agricoltura. Perdite che finora sono rimaste per la stragrande maggioranza a totale carico delle imprese agricole vista l’esiguità dei risarcimenti.
Nella sala del Parco, affollata dagli agricoltori che pretendono non più parole ma fatti, il nostro presidente Calaon ha ricordato che la misura è colma e ha invitato gli amministratori ad assumersi le proprie responsabilità. «Sono anni che giriamo attorno al problema e finora le contromisure non hanno portato a nulla di concreto. Negli ultimi cinque anni al Parco Colli, mentre le aziende agricole hanno continuato a subire danni colturali e strutturali, conseguenti alla presenza di orde incontrollate di cinghiali, abbiamo assistito ad una serie infinita di vacue dichiarazioni, alla presentazione di proposte e progetti, ai rimpalli di responsabilità tra Istituzioni, ad una sprezzante insensibilità di buona parte della tecnocrazia preposta. E’ ora di dire basta alla mancanza di rispetto delle persone che lavorano sul territorio. La nostra richiesta è ben precisa: dare immediato avvio ad un radicale piano di abbattimento. Se gli amministratori non riusciranno a mettere in atto quello che chiediamo, se non riusciranno a trovare le risorse per salvaguardare l’economia agricola dei Colli Euganei faranno bene a dimettersi. Noi fra un mese saremo di nuovo qui e occuperemo la sede del Parco”.
“In altre occasioni siamo venuti in pace – ha aggiunto il direttore Luchetta – adesso invece l’atteggiamento è ben diverso. Siamo stanchi di promesse non mantenute, di vuoti proclami. Solo nel 2012 contiamo a causa dei cinghiali danni alle aziende agricole per 235 mila euro, senza considerare tutte le spese per rimettere in sesto recinzioni, le risorse per scacciare questi animali, gli incidenti, le semine ricomprate più volte. Dal Parco, poi, arrivano reazioni contraddittorie: due imprenditori della stessa zona hanno ottenuto due risposte completamente diverse. La legislazione parla chiaro: la responsabilità ricade esclusivamente sull’Ente a cui sono stati concretamente affidati i poteri di amministrazione del territorio e di gestione della fauna insediata, nel nostro caso l’Ente Parco Colli Euganei. Alla Regione Veneto, viceversa, spetta l’obbligo di istituire un fondo destinato al risarcimento dei danni prodotti dalla fauna selvatica. Pertanto al Parco Colli chiediamo l’immediato avvio di un radicale piano di abbattimento applicando, visto il fallimento di quanto finora fatto, l’articolo 19 della Legge nazionale n. 157/1992 che regolamenta la caccia. Alla Regione chiediamo un congruo stanziamento per risarcire in modo non irrisorio le aziende per i danni subiti da questa vera e propria calamità”.
Drammatiche infatti le testimonianze e gli sfoghi degli agricoltori di fronte agli amministratori del Parco: “lavoriamo per vedere tutto il nostro raccolto distrutto dai cinghiali, siamo sull’orlo del fallimento, abbiamo danni per decine di migliaia di euro e nessuno ci paga lo stipendio. A questo punto tanto vale chiudere”.
“Se non potete impegnarvi in quello che chiediamo, - hanno concluso gli esponenti di Coldiretti Padova - confermando così l’assenza di atti concreti di questo ente negli ultimi dieci anni, siano essi nella pianificazione, nello sviluppo del territorio attraverso indirizzi ed azioni per la crescita ed il consolidamento delle aziende che qui operano, nella promozione, nella tutela del paesaggio, vi invitiamo a dimettervi, autodenunciando l’inutilità degli organi e dell’Ente Parco”.
Il presidente del Parco Gianni Biasetto ha tentato di spiegare che l’ente Parco ha le mani legate e non dispone dei fondi necessari per affrontare l’emergenza. Una ragione in più perché l’attuale gruppo dirigente rassegni le proprie dimissioni dando così un forte segnale all’opinione pubblica e agli amministratori regionali che da danni promettono ma non mantengono.

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