15 Aprile 2010
FRAGOLE TAROCCATE A PADOVA, BEN VENGANO I CONTROLLI

“Ben vengano i controlli sull’ortofrutta per svelare i prodotti “tarocco” spacciati come italiani”. Coldiretti Padova apprezza e plaude all’intervento della Polizia Locale della città che ieri ha multato un ambulante di Piazza delle Erbe che vendeva come “100% italiane” fragole in realtà importate dalla Spagna. “Chi è chiamato a vigilare è in grado di fare bene il proprio lavoro, - commenta Walter Luchetta, direttore di Coldiretti Padova – a tutela dei cittadini consumatori, dei produttori e dei commercianti onesti. Purtroppo la tentazione di spacciare per itatliana, o addirittura padovana, merce che invece ha percorso migliaia di chilometri non è certo una novità, per questo i controlli sono doverosi.
Più volte – prosegue Luchetta - abbiamo denunciato la vera e propria invasione di prodotti stranieri dai mercati di tutto il mondo, nonostante non manchi l’offerta di tipicità locali locali di stagione e di qualità. Per fare un esempio, le importazioni di frutta straniera in Italia sono aumentate del 22 per cento con il rischio concreto che sui banchi e sugli scaffali manchino le etichette ed i cartellini con la corretta indicazione di provenienza.
Eppure solo nella nostra provincia disponiamo di frutta in quantità, prodotta sia nell’alta che nella bassa Padovana: penso agli asparagi, alle pesche e alle albicocche, alle ciliegie, alle pere, alle mele, ai kiwi e naturalmente alle fragole. Sono quasi 1500 gli ettari coltivati,da circa 1300 imprese, per una produzione complessiva di oltre 320 mila quintali e un fatturato di circa 17 milioni di euro.
Il rischio è di acquistare le pere argentine ammantate di tricolore, l’uva da tavola coltivata all’ombra dei trulli sudafricani o ciliegie italiane provenienti in realtà dalla Spagna, paese da cui vengono “rinazionalizzate” anche albicocche, arance, e pesche. Per non parlare degli asparagi che arrivano “freschissimi” dalla Grecia o dal Sud America”.
La mancanza delle etichette con l'indicazione dell'origine impedisce di fare scelte consapevoli e di capire quali prodotti sono di stagione nel nostro Paese e quale è quindi il momento migliore per acquistare le pesche, i kiwi o l’uva, che evidentemente non sono presenti in Italia dodici mesi all'anno. Acquistare Made in Italy significa garantirsi prodotti da primato a livello internazionale sul piano della sicurezza alimentare considerato che secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute sono risultati irregolari meno dell’uno per cento dei campioni di frutta, verdura, cereali, olio e vino esaminati per la presenza di residui chimici. 

Proporio per non cadere nella trappola del falso Made in Italy e ottimizzare gli acquisti, la Coldiretti ha messo a punto un vademecum che invita a verificare sempre la presenza dell'etichetta di provenienza, prediligere le varietà di stagione coltivate in serra o in pieno campo che presentano le migliori caratteristiche qualitative e il prezzo più conveniente; preferire le produzioni e le varietà locali che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto garantiscono maggiore freschezza; privilegiare gli acquisti diretti dagli agricoltori (solo nel padovano i farmer’s market sono ben sette) nei mercati rionali e di paese e nei punti vendita specializzati della grande distribuzione dove è possibile fare buoni affari ed è più facile individuare l'origine e la genuinità dei prodotti; scegliere gli ortaggi e la frutta con il giusto grado di maturazione, quando sono esaltate le caratteristiche organolettiche e nutrizionali; optare per acquisti ridotti e ripetuti per garantirsi sempre l'elevato grado di freschezza; privilegiare il consumo di verdure crude perché con la cottura si perde parte di acqua, sali minerali e vitamine.

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