2 Febbraio 2015
“I NOSTRI ALLEVAMENTI NON INQUINANO”, VENT’ANNI PER ARRIVARE ALLA VERITA’

Vent’anni per arrivare alla verità, due lunghi decenni durante i quali la zootecnia è stata impropriamente accusata di essere la fonte di inquinamento della pianura padana. La discussa direttiva europea sui nitrati aveva imposto rigidi divieti agli allevatori del Nord Italia, definendo a tavolino le aree cosiddette vulnerabili. Nella nostra provincia sono state interessate soprattutto le aziende nell’Alta Padovana e nel Destra Brenta. Ebbene, a distanza di venti anni, dopo solleciti e proposte di Coldiretti che non poteva più assecondare l’applicazione di un regolamento calato dall’alto con la presunzione che le stalle del bacino del Po erano la causa principale dell’inquinamento da azoto nella Pianura Padana, arriva la conferma che il pregiudizio era infondato. 
Lo studio realizzato  dall’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) scagiona definitivamente l’allevamento e accerta finalmente la responsabilità nell’inquinamento delle acque sotterranee di settori diversi e concorrenti, dai fanghi di depurazione agli scarichi civili. “Finalmente una buona notizia per i nostri allevatori - commenta Simone Solfanelli, direttore di Coldiretti Padova - specie quelli dell’Alta Padovana che in questo ventennio si sono sobbarcati costi e carichi burocratici da record per sottostare alla normativa europea. 
Dallo studio dell’Ispra emerge in maniera inequivocabile che il coinvolgimento della fonte zootecnica nelle problematiche ambientali è  minimo rispetto alle altre fonti. Adesso i nostri imprenditori rivendicando pari rigore e disciplina anche per depuratori urbani. In questi anni i titolari di allevamenti  hanno sostenuto sforzi economici notevoli per una gestione oculata dello smaltimento dei liquami dotandosi della terra necessaria per rispettare il limite di 170 kg di nitrati per ettaro in aree vulnerabili con un accumulo burocratico fatto di comunicazioni, piani di fertilizzazione e molte altre incombenze onerose”.
“Ciascun settore  - conclude Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova -  dovrà farsi carico della propria responsabilità ma sarebbe ingiusto continuare a chiedere soltanto alla zootecnia di addossarsi oneri e vincoli che dipendono da attività diverse”. 
In provincia di Padova la zootecnia è un settore cruciale: 40.000 vacche da latte e 2.600.000 quintali di latte prodotto, oltre 120.000 bovini da ingrasso, 12.000 scrofe, 130.000 suini da ingrasso, 5.000 equini, 16.000 ovi-caprini, 15.300.000 capi avicoli, 3.000.000 di conigli, con un totale di oltre 3.500 allevamenti, senza tener conto di quelli per il consumo familiare, con tutto ciò che ne consegue in termini di occupazione diretta ed indiretta. 

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