31 Gennaio 2020
In diecimila a Verona: “fermiamo l’invasione della cimice asiatica”

Da Padova una delegazione di oltre duecento imprenditori. Bressan (Coldiretti Padova): “l’anno scorso abbiamo perso anche l’80 per cento del raccolto. Molte aziende rischiano di chiudere o di estirpare i frutteti”

Oltre 740 milioni di euro di danni a livello nazionale, 165 milioni solo in Veneto, di cui quasi 40 nel Padovano, con 300 specie vegetali colpite e decine di migliaia di aziende agricole alle prese con l’emergenza. E’ questa la drammatica contabilità denunciata da Coldiretti il 29 gennaio scorsoa Verona con una massiccia mobilitazione in occasione di Fieragricola. Fra le migliaia di agricoltori arrivati nel quartiere fieristico fin dalle prime luci del mattino per denunciare la strage nei campi provocata dalla cimice asiatica c’erano almeno duecento imprenditori padovani, accompagnati da alcuni sindaci con la fascia tricolore, in particolare arrivati dalla Bassa Padovana, territorio che sta patendo gli effetti dell’invasione dell’insetto alieno. Fra questi, in prima linea, il sindaco di Montagnana Loredana Borghesan con i colleghi di Borgo Veneto Michele Sigolotto, di Castelbaldo Riccardo Bernardinello, di Urbana Michele Danielli con il vice sindaco Matteo Boggian e il consigliere comunale di Merlara Federico Billo. Insieme a loro il presidente di Coldiretti Padova Massimo Bressan e il direttore Giovanni Roncalli, accompagnati dagli agricoltori che stanno patendo gli effetti dell’invasione della cimice, che imperversa nelle nostre campagne da quattro anni.

Fra loro un giovane imprenditore di Castelbaldo, Riccardo Dacome (in foto con Alex Vantini, a destra, leader dei giovani agricoltori di Coldiretti Veneto), titolare di un’azienda frutticola, che in questi ultimi anni ha cercato di contrastare con tutti i mezzi la presenza dell’insetto alieno. “Le reti anti insetto hanno ridotto i danni ma non basta – spiega l’imprenditore – le cimici sono voraci e rovinano interi raccolti di mele e di pere, insieme ad altri prodotti. Non possiamo affrontare una nuova stagione in queste condizioni, altrimenti molte aziende saranno costrette a chiudere”.

“Da almeno un paio d’anni siamo in piena emergenza – aggiunge Massimo Bressan – e vi sono aziende che lo scorso anno si sono trovate con perdite dell’80 per cento. In media la produzione di mele e pere nella bassa padovana è più che dimezzata e ogni anno che passa la situazione si fa sempre più grave. Diversi imprenditori saranno costretti a chiudere o quantomeno ad estirpare i frutteti. Oggi a Verona abbiamo fatto sentire la nostra voce e abbiamo raccolto la solidarietà delle istituzioni ma ora bisogna subito passare all’azione se non vogliamo veder morire la nostra migliore agricoltura. Coldiretti ha presentato un piano di intervento da attuare in tempi brevissimi per dare una prima risposta alle nostre aziende e per non farci trovare impreparati all’arrivo della primavera.

Un importante sostegno ci viene dai sindaci padovani, che ringraziamo, i quali stanno adottando la delibera proposta da Coldiretti per ribadire la necessità di un rapido intervento. Ad oggi sono già un terzo i Comuni padovani che hanno sottoscritto il documento”.

Dal palco di Verona sono intervenuti, accanto al presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, la ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova, il governatore del Veneto Luca Zaia e l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan. A livello nazionale – sottolinea la Coldiretti - si attende infatti urgentemente il via libera del Ministero dell’Ambiente che, sentiti il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero della Salute, deve emanare le linee guida per il via libera alla vespa samurai nemica naturale della cimice ma ci vorranno anni prima che la lotta sia efficace.

 “E’ necessario pertanto colmare questo arco di tempo con sostegni adeguati per consentire alle aziende agricole di sopravvivere all’assedio del pericoloso insetto” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “considerata la gravità della situazione è indispensabile aprire il confronto anche con le istituzioni europee coinvolgendo l’UE sia per quanto riguarda gli aiuti alle imprese danneggiate che i controlli alle frontiere comunitarie, necessari per contrastare l’arrivo di altri insetti dannosi e l’import di frutta e ortaggi trattati con antiparassitari vietati in Italia”.

A livello nazionale nonostante gli importanti sforzi fatti per integrare il fondo di solidarietà con 80 milioni di euro della legge di bilancio 2020 è necessario adeguare le risorse ai danni che si sono verificati con un piano pluriannuale per sostenere le imprese agricole nella lotta al flagello arrivato dall’Asia, sottolinea la Coldiretti che chiede di rendere sistematico l’intervento del fondo e un Commissario unico che coordini gli interventi a livello regionale e nazionale con un tavolo di regia tra i ministeri di Agricoltura, Sanità, Ambiente, Rapporti UE e le Regioni maggiormente coinvolte.

Nelle zone colpite dal flagello – conclude la Coldiretti - è necessaria la dichiarazione dello stato di calamità e la delimitazione delle aree danneggiate con sostegni alle imprese agricole mediante moratoria sulle rate dei mutui, sospensione del pagamento degli oneri contributivi, indennizzi a fondo perduto per i danni subiti e le perdite di reddito e lo sviluppo di fondi di intervento mutualistici.

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