10 Agosto 2020
L’acquacoltura in campagna alternativa al fermo pesca

Nell’Alta Padovana l’acqua di risorgiva per gli allevamenti di trote, spigole, persico, storione e altre varietà, senza antibiotici e ogm free. A Tombolo l’esperienza del giovane Alessandro Rigon

Nelle foto l’allevamento di Alessandro Rigon a Tombolo

“Pesce di pianura” grazie all’acqua di risorgiva e all’intraprendenza di alcuni agricoltori che allevano con successo pesce d’acqua dolce di alta qualità. L’acquacoltura, da sempre un’attività agricola, ricorda Coldiretti Padova, è una realtà interessante anche nella nostra provincia, ovviamente lontana dai numeri delle province di Rovigo e Venezia, anche se la dozzina di aziende che la praticano, specie nell’Alta Padovana, si distingue per la qualità dell’offerta e la particolare attenzione all’aspetto ambientale. Ecco allora trote, spigole, persico, storione e molte altre varietà allevate con successo nella parte settentrionale della nostra provincia, in particolare nei pressi della fascia delle risorgive, grazie alla disponibilità d’acqua pulita e ideale per questa attività, sottolinea Coldiretti Padova.

A Tombolo il giovane imprenditore Alessandro Rigon, titolare di Yobo Acqucoltura, azienda attiva da 7 anni, vende direttamente al dettaglio, attraverso lo spaccio aziendale, tutto il pesce che produce. L’acqua usata nell’allevamento proviene dalla vicina risorgiva di Onara, una vera e propria oasi naturale. In azienda si svolge l’intero ciclo produttivo, dalle uova alla vendita finale, senza ricorrere all’uso di antibiotici. “I nostri mangimi sono super controllati, spiega Alessandro, e ogm free, così il consumatore ha la garanzia di un prodotto fresco e salutare, senza sorprese. Privilegiamo il rapporto diretto con i nostri clienti che ci raggiungono in allevamento e sanno come viene allevato il pesce che acquistano. Seguiamo l’intero ciclo della trota e alleviamo anche altre varietà come il persico, la spigola, lo storione e le carpe, ricercate dai clienti dell’Europa dell’Est. La stagione è buona, non troppo calda e nella norma, con una produzione soddisfacente”. A Villa del Conte, aggiunge Coldiretti Padova, l’attività dell’acquacoltura è praticata con successo nell’azienda agricola di Francesco Cazzaro, che di acqua se ne intende, visto che attualmente è presidente dell’Unione Veneta delle Bonifiche nonché del Consorzio di Bonifica acque risorgive.

“Il pesce d’acqua dolce è una risorsa in Veneto – spiega Coldiretti Impresa Pesca Veneto – e una valida alternativa in particolare in questo periodo di fermo pesca. Fino al 6 settembre infatti è in vigore il blocco dei pescherecci della flotta italiana lungo l’Adriatico. Come lo scorso anno in aggiunta ai periodi di fermo fissati i pescherecci dovranno effettuare ulteriori giorni di blocco che vanno da 7 a 17 giorni a seconda della zona di pesca e del tipo di risorsa pescata”.

Il fermo pesca coincide quest’anno con un momento difficile per il settore, duramente colpito dall’emergenza coronavirus con danni milionari stimati da Coldiretti Impresapesca Veneto per effetto di produzione invenduta, perdite economiche derivanti dal crollo dei prezzi e dal deprezzamento delle specie ittiche a maggior pregio non richieste dalla ristorazione, ancora alla prese con una difficile ripartenza. Se il lockdown dei mesi scorsi ha già favorito il consumo di prodotto surgelato, che in 9 casi su 10 arriva dall’estero, il fermo aumenta ulteriormente il rischio di ritrovarsi prodotto straniero nel piatto per grigliate, zuppe e fritture, soprattutto al ristorante dove il pescato viene servito già preparato, se non si tratta di quello fresco Made in Italy proveniente dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche delle piccola pesca che possono ugualmente operare.

“Per non cadere in inganni pericolosi per la salute occorre garantire la trasparenza dell’informazione ai consumatori dal mare alla tavola estendendo l’obbligo dell’indicazione di origine anche ai menu dei ristoranti con una vera e propria ”carta del pesce’ – commenta Coldiretti Impresa Pesca Veneto - passi in avanti in questo senso sono stati fatti sull’etichettatura nei banchi di vendita, ma devono ora essere accompagnati anche dall’indicazione della data in cui il prodotto è stato pescato. Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio è dunque di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (GSA).   Le provenienze sono quelle dalle GSA 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta).  Ma si può anche rivolgersi alle esperienze di filiera corta per la vendita diretta del pescato che Coldiretti Impresapesca Veneto ha avviato presso la rete di Campagna Amica, presente anche a Padova”.

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