10 Giugno 2022
Legalità, firmato in Veneto il primo protocollo d’intesa contro le pratiche sleali
Coldiretti, la Regione del Veneto e la Prefettura di Venezia si impegnano ad avviare la promozione della legalità su tutti i passaggi della filiera agroalimentare, dal produttore al consumatore. È questo l'obiettivo del protocollo d'intesa firmato il 9 giugno a Cà Corner  dai rappresentanti delle tre istituzioni: Marina Montedoro direttore Coldiretti, l'Assessore regionale al territorio cultura e sicurezza Cristiano Corazzari e il Prefetto Vitttorio Zappalorto  al fine di garantire l'applicazione di regole eque sui contratti stipulati lungo tutto il percorso dal campo alla tavola.
Rivedi a questo collegamento la diretta del convegno dell'Osservatorio Agromafie a Ca Coner a Venezia con l'intervento dell'ex procuratore Giancarlo Caselli.

Si tratta del primo accordo del genere siglato in Italia - spiega Coldiretti Veneto - sulla scia del decreto sulle pratiche sleali considerato una pietra miliare della giustizia.  Un atto importante  - commenta Marina Montedoro direttore regionale di Coldiretti - volto a contrastare una serie di operazioni che vanno dal rispetto dei termini di pagamento (non oltre 30 giorni per i prodotti deperibili) al divieto di modifiche unilaterali dei contratti e di aste on line al doppio ribasso, dalle limitazioni delle vendite sottocosto alla fine dei pagamenti non connessi alle vendite fino ai contratti rigorosamente scritti.
L'iniziativa è avvenuta dopo un percorso formativo e informativo promosso da Unioncanere Veneto in collaborazione con la Fondazione Osservatorio Agromafie - ha illustrato Mario Pozza Presidente Unioncanere Veneto  -  che hanno organizzato un tour virtuale  interessando tutte le province e coinvolgendo un pubblico di un migliaio di utenti distinti tra studenti, docenti, rappresentanti istituzionali,  forze dell’ordine e giornalisti. Favorire un sistema virtuoso in questo senso significa creare una equa distribuzione del valore lungo tutta la filiera.  In particolare - aggiunge Montedoro - il provvedimento mira a reprimere il fenomeno di acquisto dei prodotti agricoli e alimentari attraverso il ricorso a gare e aste elettroniche a doppio ribasso, nonché la previsione di condizioni contrattuali eccessivamente gravose per il fornitore quali la vendita a prezzi al di sotto dei costi di produzione.
"L'impegno delle parti è rivolto a creare una sinergia attivando sul territorio regionale specifici momenti di confronto, formativi e divulgazione volti a spiegare alle imprese agricole  l'importanza della nuova normativa esaminando i casi di irregolarità. La redazione corretta dei contratti di vendita dei prodotti, con attenzione particolare ai prezzi di cessione, ad alcune clausole che in particolare la Grande Distribuzione Organizzata tende ad inserire particolarmente gravose, affrontando anche la pratica diffusa delle vendite sotto costo, fino poi a soffermarsi sulla possibilità di denunciare i fenomeni  all'ente di controllo ICQRF organo deputato al controllo con funzioni di vigilanza". I firmatari hanno anche istituito una Cabina di regia che svolge il ruolo di indirizzo, coordinamento e monitoraggio nell’attuazione complessiva del Protocollo.

A fare da contorno all’evento un convegno organizzato a Palazzo Cà Corner che ha visto il contributo iniziale del Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e la presenza al tavolo dei relatori di Mario Pozza, Presidente UnionCamere, Giovanni Mainolfi, Comandante regionale della Guardia di Finanza, Umberto Geri Comandante del Gruppo Carabinieri per la tutela del lavoro di Venezia, Marcello Maria Fracanzani Consigliere Corte Cassazione, Giuseppina Ivone Presidente Associazione Paci.

Il dibattito moderato dalla giornalista e conduttrice televisiva Monica Setta ha messo in luce che la crisi scatenata dalla guerra in Ucraina ha prodotto ripercussioni all'intero settore agroalimentare portando alla chiusura di 1 azienda agricola su 10. I costi di produzione sono aumentati e superano i ricavi con valori improbabili come l’aumento del +170% dei concimi, +130% dei fertilizzanti, +90% dei mangimi +129% del gasolio. Esempi che fanno registrare una vulnerabilità economica e soprattutto un' alta esposizione, per l'agroalimentare che fattura in Veneto 6 miliardi di euro, al rischio di infiltrazioni criminali. Sulla situazione di incertezza e sui rischi di perdita di credibilità del Made in Italy che vale 575 miliardi di euro sono convenuti tutti gli intervenuti che hanno richiamato l'importanza di fare sistema sulla trasparenza.
Le conclusioni affidate al Procuratore Gian Carlo Caselli sono state dirompenti. "Più legalità conviene, restituisce responsabilità e libertà -  ha ribadito il presidente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio Agromafie -perchè la qualità della vita dipende da fattori come l'aria il territorio e il cibo che sono beni comuni e vanno tutelati facendo squadra anche tra i cittadini. Il diritto alla salubrità dei prodotti è universale e occorre combattere per questo valore anche tramite normative aggiornate". Ricordando l'anniversario della strage di Capaci, Caselli ha riportato all'attenzione una frase di Giovanni Falcone: "Prima dell'articolo 416 bis del codice penale fermare la mafia voleva dire credere di bloccare un carro armato con una cerbottana. Senza normative adeguate e riforme siamo ancora fermi e senza strumenti all'altezza”

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