16 Dicembre 2020
Masiello: accordo per rilanciare il tabacco made in Italy

Sottoscritta l'intesa per assicurare sostenibilità e prevedibilità alle imprese agricole

Intervista a Gennaro Masiello presidente di Ont - Organizzazione Nazionale Tabacco Italia

Sostenibilità e prevedibilità. Sono i due pilastri dell’accordo tra Coldiretti e Philip Morris Italia (PMI.  Gennaro Masiello, presidente di Ont (Organizzazione nazionale tabacco) e vicepresidente di Coldiretti, in occasione della firma dell’intesa tra il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e la Philip Morris, spiega i vantaggi e, soprattutto, l’unicità dell’operazione messa in campo.

Perché questo accordo ha una particolare rilevanza per la filiera del tabacco made in Italy?

Ritengo questo accordo importante ed assolutamente unico nel suo genere, per una serie di motivi. Intanto perché interessa tutte le Regioni per volumi di acquisto e varietà.

Qualche numero?

Parliamo dei più importanti gruppi varietali prodotti in Italia, in particolare Flue Cured Virginia (FCV) e Burley.Gli acquisti di tabacco italiano di Philip Morris riguardano in complesso circa il 50% del totale tabacco prodotto in Italia, un dato che pone PMI come primo acquirente di tabacco made in Italy. Più in particolare, PMI acquista 21 mln di kg in complesso, circa il 40% del FCV italiano e quasi il 60% del Burley.

Altri vantaggi?

Sicuramente un altro aspetto rilevante è la prevedibilità.  Dopo l’accordo seguono i contratti con gli agricoltori che possono così programmare gli investimenti in un quadro di certezza e trasparenza.  Si tratta infatti di un accordo pluriennale che offre garanzie per organizzare gli investimenti. Un altro vantaggio rilevante è la sostenibilità. Il rapporto diretto dell’agricoltore con la multinazionale consente di accorciare la filiera e tagliare gli sprechi. Sta anche in questo l’unicità dell’intesa e cioè nel rapporto diretto senza intermediari tra l’agricoltore e la multinazionale e questo non è mai accaduto nella storia del settore tabacco.

Come è cambiata la filiera negli ultimi dieci anni?

Per la filiera del tabacco il 2010 ha segnato una svolta. Con la riforma della Politica agricola comune, infatti, sono stati tagliati gli aiuti accoppiati. Grazie alla collaborazione con PMI è stato superato il gap del taglio delle risorse ed è stato possibile riavviare lo sviluppo e la ristrutturazione. Il settore oggi è caratterizzato da una tenuta importante pur tra le difficoltà del Covid e dei fenomeni climatici avversi, ma con il rapporto di partenariato con PMI riusciamo a raccogliere le nuove sfide.

Qual è il livello di innovazione e buone pratiche?

L’accordo sostiene la diffusione di buone pratiche agricole, del lavoro e di processi di innovazione a supporto della sostenibilità del settore. Tra questi elementi di agricoltura digitale e sperimentazioni che coinvolgono i diversi ambiti della produzione e cura del tabacco, come ad esempio tracciabilità, razionalizzazione degli input di produzione, miglioramento della difesa fitosanitaria, utilizzo di energia rinnovabile per l’alimentazione dei forni di cura. Un’innovazione a 360 gradi che interessa le pratiche agricole, il prodotto e il lavoro.

Come valuta questa intesa con esperienze analoghe che sono state realizzate in altre filiere produttive?

Questo è un ottimo accordo e ritengo che possa essere preso come modello per fare da apripista in altri importanti settori produttivi.

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