25 Giugno 2010
Mozzarelle blu, basta con maghi, nani e ballerine!

Fuori i mercanti dal tempio! Fuori i farisei dal Made in Italy! Fuori i prestigiatori di professione da origine e kmzero! La vicenda delle mozzarelle blu è solo l’ultimo di una serie di episodi che sono la prova provata di quanti danni stia facendo l’assenza di una etichetta chiara sull’origine degli alimenti, che permette anche di amplificare i danni che subiamo in giro per il mondo dalla truffa planetaria dell’agropirateria. Basta con chi sta turlupinando, denigrando, infangando, diffamando le nostre produzioni, continuando a mietere due categorie di vittime. Da una parte i consumatori, ingannati e sbeffeggiati dai professionisti di questa vera e propria magia nera, dall’altra le imprese agricole ed agroalimentari pulite, alle prese con una flessione dei prezzi di mercato senza precedenti, di cui  uno dei principali imputati è proprio la mancanza di trasparenza nei confronti del consumatore.
Circa la metà della spesa degli italiani è anonima, con l’acquisto di alimenti per i quali non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza e quindi con la concreta possibilità che vengano spacciati come italiani prodotti importati a rischio frode. L’importazione di mozzarelle (metà di quelle messe in vendita sono fatte con latte o cagliate straniere) è solo la punta di un iceberg di traffici alle frontiere, dove l’assenza di un congruo numero di controlli può  favorire anche le contraffazioni. Va da se che il forte pressing di Coldiretti ha portato ad una svolta in Unione Europea, dove il Parlamento ha votato a favore dell’obbligo di indicare il luogo di origine/provenienza, tra i prodotti che si compongono di un unico ingrediente, per carne, pollame, prodotti lattiero–caseari, ortofrutticoli freschi, tra i trasformati, per quelli che hanno come ingrediente la carne, il pollame, il pesce.
Un segnale importante arriva anche dal Parlamento Italiano, con  l’approvazione al Senato del disegno di legge sull’etichettatura obbligatoria di origine degli alimenti che ora deve essere approvato alla Camera. Ma ciò non basta! Noi, mentre attendiamo i tempi necessari per il termine degli iter istituzionali ed applicativi di questi “vitali” provvedimenti, vogliamo chiarezza adesso, visto che, ad esempio, le cagliate congelate impiegate nella produzione di mozzarelle arrivano da Lituania, Ungheria, Polonia, Germania, ma la loro presenza non viene indicata sull’etichetta perché non è ancora obbligatoria; visto che nel Veneto si producono undici milioni e mezzo di quintali di latte e se ne importano, direttamente o come derivati, quasi tredici milioni.
Ecco perché nei prossimi giorni ci rivolgeremo a tutte le industrie e cooperative lattiero-casearie alle quali i nostri allevatori vendono il latte, chiedendo di dare subito trasparenza ai propri dati di lavorazione. Vogliamo sapere se e quanto Padova è inquinata dal latte senza nome! A questa domanda chiederemo che ci rispondano! E poi alle frontiere vigileremo, e come se vigileremo!
Walter Luchetta
Direttore Coldiretti Padova

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