28 Giugno 2017
NO ALLA LEGALIZZAZIONE DELLA PIRATERIA ALIMENTARE

Si apre una nuova stagione “calda”, non solo dal punto di vista meteorologico, per il settore primario, che ovviamente vede Coldiretti impegnata come “forza sociale”, con un ben preciso progetto economico per l’agricoltura e per l’intero Paese. Non possiamo perciò restare indifferenti di fronte alle iniziative che mettono in discussione ciò in cui crediamo e minacciano il patrimonio rappresentato dalla nostra migliore agricoltura, dall’eccellenza del nostro “Made in Italy”
Nei prossimi giorni scenderemo nuovamente in piazza, direttamente a Roma davanti a Montecitorio, per ribadire le nostre preoccupazioni sugli impatti economici e sociali del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), l’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada che il nostro Paese dovrebbe ratificare. Le analisi di Coldiretti evidenziano una serie di criticità irrisolte in diversi settori coperti dal CETA, in particolare nell’agricoltura, arrivando a mettere in discussione conquiste come l’etichettatura obbligatoria dei prodotti agroalimentari. I vantaggi attesi in termini di crescita degli scambi e dell’occupazione sono assai limitati e non privi di rischi, a partire da quello di una “deregulation” ai danni del nostro “made in Italy. Gli accordi di libero scambio dovrebbero tenere conto invece di aspetti come la salvaguardia dell’occupazione, i diritti umani, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile.
Nella nostra azione stiamo coinvolgendo tutti i sindaci del territorio, chiedendo di approvare la nostra proposta di ordine del giorno nella quale si ribadisce che il CETA introduce sostanzialmente un meccanismo di acritica deregolamentazione degli scambi e degli investimenti che non giova alla causa del libero commercio e pregiudica in modo significativo la qualità, la competitività e l’identità del sistema agricolo nazionale. Dai sindaci, sempre molto attenti al valore delle tipicità locali e dell’agricoltura sul territorio, ci attendiamo un’ampia condivisione e un appoggio convinto ad una iniziativa che mira appunto a tutelare le nostre specificità locali.
C’è il rischio che questo accordo non solo legalizzi la pirateria alimentare, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici, dal Parmesan al Prosciutto di Parma, ma spalanchi le porte all’invasione di grano duro trattato in preraccolta con il glifosato vietato in Italia e a ingenti quantitativi di carne a dazio zero, qualcosa come circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine. Il dossier elaborato da Coldiretti parla chiaro: delle 291 denominazioni Made in Italy registrate ne risultano protette appena 41, peraltro con il via libera all’uso di libere traduzioni dei nomi dei prodotti tricolori (un esempio è il parmesan) e alla possibilità di usare le espressioni “tipo; stile o imitazione”. Lo stesso governo canadese si è già mosso per sollevare questioni di compatibilità del trattato con il decreto di indicazione obbligatoria dell’origine della pasta che l’Italia ha depositato a Bruxelles. A rischio è lo stesso principio di precauzione, visto che la legislazione canadese ammette l’utilizzo di prodotti chimici vietati in Europa.
Alla luce di tutto ciò è come minimo necessaria una valutazione ponderata e approfondita dell’argomento, soprattutto in considerazione della mancanza di reciprocità tra modelli produttivi diversi.
La nostra posizione affonda le radici in due terreni. Il primo, di natura economica, legato alla difesa delle imprese agricole nazionali ed alla tutela ed allo sviluppo del made in Italy, modello di sviluppo, coesione territoriale e crescita, per il Paese e per la comunità. Il secondo, di natura valoriale, è legato al bene comune. All’entrata in vigore dell’accordo, infatti, la cooperazione regolamentare determinerà la graduale eliminazione delle regole che, nei diversi settori della sanità pubblica, della sicurezza degli alimenti, della protezione dei consumatori e dell’ambiente possono essere ritenuti di ostacolo alla libertà del commercio.

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