14 Aprile 2016
OGM: STORICO FLOP DELLE SEMINE IN EUROPA (-18%) E NEL MONDO

"E' proprio il caso di dire che la matematica non è un opinione perché, dopo tante prese di posizione ideologiche, i numeri ci restituiscono una fedele fotografia di cosa sta accadendo intorno alla questione degli organismi geneticamente modificati. Inoltre confermano quanto andiamo ripetendo da anni: coltivare Ogm non risolve affatto le necessità e i problemi dell'agricoltura, anzi ne crea di nuovi". Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova, commenta così la notizia sul crollo del 18 per cento dei terreni seminati a Ogm in Europa. Per la prima volta viene registrata  anche una inversione di tendenza a livello mondiale con 1,8 milioni di ettari coltivati in meno, a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse miracolistiche. E’ quanto emerge dall’analisi del rapporto annuale dell’“International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications” (ISAAA), nel quale è confermato che la superficie ogm in Europa nel 2015 si è ridotta ad appena  116.870  ettari di mais geneticamente modificato (-18%) coltivati in soli 5 Paesi sui 28 che fanno parte dell’Unione. Peraltro ben il 92 per cento di mais biotech europeo è coltivato in Spagna dove sono stati seminati 107.749 ettari (-21%) mentre le superfici coltivate sono residuali in Portogallo, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca.
Questa tendenza conferma la giusta decisione dell’Italia che ha notificato alla Commissione europea nel 2015 la richiesta di vietare la coltivazione di ogm sul loro territorio assieme ad altri 18 Stati: Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Slovenia e Ungheria, mentre la Gran Bretagna ha presentato domanda per Scozia, Galles e Irlanda del nord e il Belgio per la Vallonia.
“E giusto ricordare – prosegue Miotto – che la richiesta di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello europeo trova d’accordo quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) che si oppongono oggi al biotech nei campi. Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy.
La nostra agricoltura è la più “verde” d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per i prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanza con mezzi di trasporto inquinanti, ma anche la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati come avviene in 23 Paesi sui 28 dell’Unione Europea. Nonostante il rincorrersi di notizie miracolistiche sui vantaggi economici è evidente che cresce lo scetticismo degli agricoltori e dei consumatori. Anche perchè gli Ogm in commercio riguardano pochissimi prodotti (mais, soia e cotone) e sono diffusi nell’interesse di poche multinazionali senza benefici riscontrabili. Non è certo questo il futuro che vogliamo per la nostra agricoltura”, conclude Miotto.

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