1 Aprile 2010
PREZZI: EMORRAGIA CONTINUA IN CAMPAGNA, EPPURE L’INFLAZIONE RIALZA LA TESTA

L’inflazione rialza la testa e anche il prezzo dei prodotti alimentari al dettaglio continua a crescere sia su base annuale che mensile. La rilevazione dell’Istat di fine marzo conferma un incremento dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente, eppure in campagna le quotazioni continuano a crollare per la maggior parte dei prodotti. “Da mesi denunciamo le perversioni della filiera a danno delle aziende agricole, molte delle quali sull’orlo della chiusura. – spiega Walter Luchetta, direttore di Coldiretti Padova – Mentre i consumatori sono costretti a pagare di più per la spesa alimentare, sul campo e in allevamento i prezzi all’origine continuano a crollare, azzerando praticamente ogni margine di redditività per le imprese già assediate dai costi di produzione e da un mercato “drogato” da prodotti anonimi, senza chiare indicazioni in etichetta.
Non passa giorno senza che i nostri soci ci segnalino l’emorragia delle quotazioni in campagna e ora gli ultimi dati dell’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) confermano uno scenario a dir poco drammatico. A questo punto le Istituzioni nazionali e regionali non possono continuare a restare alla finestra. In particolare l’Autorità Antitrust dovrebbe intervenire sullo strapotere e l’oligopolio di chi acquista dalle imprese agricole e fissa prezzi vergognosi. Eppure le aziende continuano a sostenere investimenti e impegnano forza lavoro, senza avere la garanzia di recuperare almeno una parte di quanto speso. E’ una situazione inaccettabile”.
Le rilevazioni dell’Ismea confermano il progressivo calo dei prezzi all’origine nei principali comparti. Rispetto a febbraio 2009 i prezzi dei prodotti agricoli in campagna si sono ridotti in media del 6,9 per cento con cali record per la frutta fresca e secca (-22,3 per cento), gli ortaggi e legumi (-13,1 per cento), i cereali (-11,4 per cento) e i vini che perdono il 9,1 per cento. Sui vini il raffronto con le quotazioni di 10 anni da è eloquente: rispetto al 2000 i prezzi sono scesi del 17 per cento. Non va meglio negli allevamenti, che registrano una riduzione del 2,2 per cento, con una contrazione del 20,3 per cento per i volatili e del 2,5 per cento per i bovini mentre risultano stazionarie le quotazioni dei suini ed in leggero aumento i prezzi di ovini e caprini (+1,9 per cento).
“Ciononostante – prosegue Luchetta - i consumatori non hanno potuto beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli, che rischia invece di provocare l'abbandono delle campagne, a causa delle inefficienze e delle speculazioni lungo la filiera agroalimentare. Pochi centesimi pagati agli agricoltori nei campi diventano euro al consumo con il risultato di un aumento della forbice nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola durante il quale i prezzi degli alimenti moltiplicano oggi in media cinque volte.
I consumatori comunque non si limitano a subire e, di fronte alle distorsioni del mercato, si orientano con sempre maggior convinzione ai mercati gestiti direttamente dagli agricoltori. Nella nostra provincia ormai i “farmer’s market” sono sette, ultimo in ordine di tempo quello aperto oggi in Piazza De Gasperi a Padova, ed entro la primavera arriveremo a dieci. Tutte le settimane migliaia di cittadini si rivolgono ai nostri imprenditori per acquistare prodotti freschi e di stagione, dall’origine garantita e dal prezzo senza trucco e senza inganno, indicato con la massima trasparenza. A livello nazionale sono oltre 500 i mercati degli agricoltori di Campagna Amica, con un aumento del 360 per cento nel 2009 mentre sono saliti a 63.600, con un aumento del 7 per cento, i frantoi, le cantine, le malghe e le cascine dove è possibile comperare direttamente. Due italiani su tre (67 per cento) - hanno acquistato almeno una volta direttamente dal produttore agricolo, la forma di distribuzione commerciale che ha registrato una crescita nel 2009 battendo nell’alimentare negozi ed ipermercati grazie ad un incremento dell’11 per cento del valore delle vendite per un totale stimato in 3 miliardi di Euro. Si tratta - conclude Luchetta - di un fenomeno in controtendenza rispetto alla crisi generale perché concilia la necessità di risparmiare con quella di garantirsi la sicurezza del cibo. Gli acquisti diretti, inoltre, sono un’opportunità perché favoriscono la concorrenza a beneficio delle imprese agricole e dei consumatori che possono così garantirsi una spesa sicura e di qualità al giusto prezzo”.

INDICE DEI PREZZI ALLA PRODUZIONE (BASE 2000=100)

Categoria
 
Indice Febbraio 2010
 
Variazione % su
Gennaio 2010

 
Variazione % su
Febbraio 2009

 
Totale agricoltura
 
108,29
 
-1,37
 
-6,89
 
Totale coltivazioni
 
115,04
 
-2,20
 
-13,14
 
Cereali
 
102,40
 
-1,77
 
-11,42
 
Frutta fresca e secca
 
128,23
 
-3,68
 
-22,28
 
Olio di oliva ed altri oli e grassi
 
109,39
 
-0,91
 
7,01
 
Ortaggi e legumi
 
127,06
 
-1,79
 
-13,12
 
Semi sementi colture industr. e derivati
 
107,21
 
-1,07
 
-1,77
 
Tabacchi secchi e lavorati
 
272,69
 
-1,03
 
-5,87
 
Vini ed altre bevande
 
83,93
 
-0,27
 
-9,15
 
Totale prodotti zootecnici
 
102,53
 
-0,49
 
-0,01
 
Latte e derivati
 
103,08
 
0,63
 
1,96
 
Animali vivi altri
 
106,06
 
-12,06
 
-8,85
 
Bovini e bufalini
 
100,63
 
-0,20
 
-2,71
 
Ovini e caprini
 
121,96
 
-3,14
 
2,92
 
Suini
 
101,48
 
0,27
 
9,62
 
Uova fresche in guscio
 
141,85
 
3,66
 
11,62
 
Volatili domestici
 
81,13
 
-3,47
 
-18,42
 

Fonte: Ismea

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