5 Maggio 2022
Road show della legalità, Caselli: “contro agromafie serve una nuova legge”

“La straordinaria ricchezza dell’agroalimentare veneto va tutelata dal rischio di infiltrazione della criminalità organizzata. Ben vengano le azioni di contrasto efficaci così come i controlli, ma serve di più. Denuncia e repressione sono indispensabili e funzionano, ma non sono sufficienti, serve una nuova normativa, una nuova legge in questa materia. Va sbloccata la riforma della legislazione sui reati agroalimentari, ferma da anni in Parlamento”. Ad affermarlo è Gian Carlo Caselli, storico procuratore antimafia, ora presidente del comitato scientifico della Fondazione Osservatorio Agromafie, intervenuto nel corso della tappa padovana del roadshow sulla legalità.

L’incontro on line promosso con Coldiretti, Unioncamere, Regione del Veneto, Università di Padova e associazione “Libera contro le mafie” ha permesso di fare il punto con gli esperti sulla presenza e il peso della criminalità organizzata nel territorio veneto e sulle azioni messe in campo per difendere un patrimonio da 6 miliardi di euro, migliaia di aziende e centinaia di prodotti di qualità fino al consumatore finale. A tirare le somme ci ha pensato il procuratore Caselli, ricordando che “il Veneto, che presenta un sistema imprenditoriale tra i più ricchi del paese, non poteva non diventare obiettivo penetrazione mafiosa sempre più capillare e radicata. Una strategia abituale è quella di costituire un canale di credito parallelo a quello bancario per le aziende in affanno. Negli ultimi due anni si sono moltiplicate le interdittive antimafia e le imprese di alcuni settori, a partire dalla ristorazione, sono diventate più vulnerabili alle infiltrazioni mafiose.

L’agroalimentare veneto, purtroppo, non è esente neppure dal nuovo schiavismo e dalla pratica del caporalato. Sono sempre più diffusi, poi, i furti nei campi, a vantaggio delle imprese amiche della criminalità. Tutto ciò – ha aggiunto Caselli - richiede una forte presenza dello Stato e delle istituzioni per evitare che la criminalità, con il suo finto welfare, conquisti nuovi spazi. Ma è necessario anche un intervento legislativo. Non è giusto che un progetto di riforma elaborato nel 2015, già approvato dal Consiglio dei ministri in questa legislatura, attualmente in Commissione agroalimentare della Camera rimanga lì, non vada nel plenum dell’assemblea almeno per un confronto. La legislatura sta finendo, cresce il sospetto che qualcuno metta i bastoni fra le ruote. E’ chiaro che ci sono interessi molto forti e facilmente individuabili, ai quali la legalità dà l’orticaria”.

 

Un aspetto che proprio Coldiretti ha ribadito nei giorni scorsi a Roma, durante l’audizione in commissione parlamentare, come ha ricordato il presidente di Coldiretti Padova Massimo Bressan aprendo l’incontro: “Siamo impegnati in un lavoro certosino di informazione e sensibilizzazione. Osservatorio Agromafie e Coldiretti sono attivi su più fronti, anche legislativo. In questo difficile momento storico la criminalità riesce farsi spazio. Chiediamo di rafforzare controlli sul territorio per evitare infiltrazioni, non dobbiamo avere pura, dobbiamo cercare di dare forza a queste iniziative, abbiamo bisogno di speranza. Ma serve anche una legislazione aggiornata e più efficace per contrastare i mille volti della criminalità, dalle contraffazioni allo sfruttamento”.

Roberto Crosta, segretario generale della Camera di Commercio di Padova, ha ricordato che “nessuno è completamente immunizzato rispetto a questi fenomeni. Gli imprenditori che si trovano coinvolti si rivolgano subito a forze dell’ordine, alla Camera di Commercio, alle associazioni di categoria. Non devono sentirsi soli, ma parlare e confrontarsi. Denunciare è l’unico sistema per bloccare l’espansione di questi fenomeni”. “Le crisi sono terreno fertile per infiltrazioni mafiose e frodi. – ha aggiunto Matteo Gianesella, presidente della Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria Università di Padova - L’agroalimentare è quotidianità nell’ambito della ricerca accademica, del rapporto con le imprese e gli enti. L’Università disponibile a portare avanti iniziative condivise”.

Rolando Manfredini, capo area sicurezza alimentare e produttiva di Coldiretti, ha tracciato il quadro entro il quale cerca di insinuarsi la criminalità organizzata in tutte le sue sfaccettature. “L’agroalimentare, che in  Italia vale 575 miliardi di euro, rappresenta un patrimonio enorme da tutelare se vogliamo salvaguardare e difendere chi vi opera. Il nostro sistema ricco di denominazioni e prodotti ad indicazione geografica, oltre che alle tipicità inserite nell’albo ministeriale conferma la potenza della ‘Dop economy’ e il ruolo strategico esercitato dalle imprese agricole che insieme al settore manifatturiero sviluppano competenze e talenti all’altezza della qualità e di uno stile vanto mondiale. A maggior ragione occorre insistere anche sul valore intangibile dell’italian sounding per evitare che marchi e specialità siano imitati alimentando, solamente, la concorrenza sleale e dunque i circuiti illegali”.

Marco Lombardo, referente regionale dell’Associazione “Libera contro le mafie”, ha ricordato che in Veneto “le mafie aspirano ad esercitare attività di impresa con modalità monopolistiche. Il tessuto economico e sociale non sempre riesce a riconoscere la presenza del fenomeno mafioso e quindi a rivolgersi alle forze dell’ordine o alle associazioni per chiedere aiuto. In ambito agricolo la criminalità punta anche all’accaparramento delle materie prime”.

Felice Assenza, Capo Dipartimento dell’Ispettorato centrale repressioni frodi, ha illustrato l’attività svolta nel 2021, con oltre 61 mila controlli, un terzo dei quali sui prodotti alimentari a marchio di qualità e sulle speculazioni a danno delle produzioni agroalimentari. Spiccano le operazioni che hanno permesso di smascherare contraffazioni come l’“Asjago”, “La Grana”, “Parmero”, il finto prosecco venduto alla spina nei pub inglesi. Siglati anche accordi per il controllo delle vendite on line con i principali marketplace (Ebay, Amazon, Alibaba, Rakuten) per difendere i prodotti di qualità e rimuovere dagli scaffali virtuali il falso made in Italy.

Valeria Paganizza, ricercatrice del Dipartimento territorio e sistemi agroforestali dell’Università di Padova, ha percorso l’impegnativo cammino che ha portato alla costituzione, nell’ultimo decennio, della Rete europea contro le frodi alimentari. Francesco Aversano, docente di legislazione alimentare ha ricordato che “la rintracciabilità dei prodotti nasce soprattutto come strumento per combattere l’anonimato delle merci e gli effetti di reati collegati a quelli classici, tipici della frode alimentare. Il fenomeno tocca anche i prodotti tradizionali non riconosciuti a livello europeo. A questo proposito occorre una legislazione che dia la giusta importanza al fenomeno e permetta di contrastarlo”.

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