15 Luglio 2020
Sostegno alla filiera zootecnica, a Padova il settore vale 350 milioni

Nella nostra provincia spiccano gli allevamenti da latte nell’Alta Padovana, l’avicoltura e la produzione di carne bovina

 Nei mesi più duri del lockdown latte e carne sono stati oggetto di speculazioni a danno dei consumatori e dei produttori e gli allevamenti ne hanno risentito sia in termini di fatturato che di produzione. Ora per la zootecnia veneta e padovana si apre uno spiraglio e arrivano le prime risorse da parte della Regione. “Lo stanziamento di 90 milioni per le filiere zootecniche è un passo importante per favorire la ripartenza di settori fortemente colpiti dal Covid 19: in provincia di Padova il settore vale oltre 350 milioni di euro nelle sue articolazioni, su un totale veneto che supera i 2miliardi di fatturato pari a 36,6% della produzione lorda vendibile agricola regionale. Le nostre stalle e i nostri allevamenti sono uno dei cardini del settore primario padovano, un comparto che va sostenuto in questo periodo di crisi, per garantire una produzione di qualità, latte e carme, ma anche formaggi e uova di valore nettamente superiore a quanto arriva dall’estero, anche in termini di sicurezza alimentare”. E’ quanto afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova.

Nella nostra provincia la zootecnia ha registrato nel 2019 il fatturato è sostanzialmente stabile per la carne bovina, con un leggero calo per la produzione di latte (-2.5%) e un incremento per i suini e per gli avicoli. A Padova il settore lattiero caseario conta, specie nell’Alta Padova e Destra Brenta, circa 500 aziende con un fatturato di 88,7 milioni di euro nel 2019 (dati Veneto Agricoltura), quasi 40 mila vacche da latte, e una produzione di 2 milioni 140 mila quintali di latte l’anno, un quinto del totale veneto, destinato per lo più alla produzione di formaggi Dop e di latticini. Nel 2019 nei caseifici della nostra provincia sono state prodotte 135 mila forme di Grana Padano Dop, alle quali si aggiungono gli altri formaggi Dop, Asiago e Montasio. Dopo le tensioni della primavera, con l’inizio della pandemia, i prezzi del latte alla stalla stanno risalendo.

Nella nostra provincia viene prodotta quasi un quarto della carne bovina veneta, 37 mila tonnellate su un totale di 168 mila della nostra regione, per un valore della produzione di 90 milioni di euro, stabile nel 2019. In difficoltà gli allevamenti  dei vitelli a carne bianca, per i quali le perdite a causa dell’emergenza sanitaria che ha di fatto chiuso i canali Ho.re.ca.  hanno superato il 30% e fanno riferimento al crollo dei consumi oltre che delle quotazioni: è stato registrato un calo dei prezzi al chilo dai 5,30 ai 3,00 euro.  In leggera crescita il comparto suini, con 24 mila tonnellate di carne dagli allevamenti padovani per un fatturato di 34 milioni di euro. La nostra provincia è seconda in Veneto per produzione di pollame, con 89 mila tonnellate, su un totale di 557 mila in Veneto, e un fatturato di 123 milioni di euro nel 2019, in lieve aumento. In difficoltà invece la carne di coniglio, che segna un calo di fatturato di circa il 30 per cento, nonostante il Veneto con 300 allevamenti professionali e circa 8 milioni di capi rappresenti il 40% della produzione e pertanto sia leader nazionale di settore.

Coldiretti Padova aggiunge che l’intervento economico disposto dalla Regione in questi giorni va valutato in parallelo insieme ad altre misure urgenti, come il contributo per togliere dal mercato le  quantità in eccedenza di prodotti da destinare alle famiglie e persone indigenti. “Da evidenziare il via libera alla decontribuzione relativa ai primi sei mesi del 2020 per i settori più penalizzati, a partire dall’ agriturismo, la viticoltura, il florovivaismo e la pesca  che – sostiene Coldiretti – hanno registrato perdite milionarie per il blocco delle attività”. Coldiretti Padova sottolinea che occorre investire nei comparti strategici ed identitari quei 23 milioni di euro “recuperati” dal Programma di Sviluppo Rurale. “Gli agricoltori non cercano fondi a pioggia – conclude Bressan – ma procedure semplificate e soprattutto efficaci per affrontare con tutti gli strumenti una nuova fase, quella che va oltre la ripresa e che guarda alla stabilità economica delle quasi 10 mila imprese agricole padovane che durante l’emergenza sanitaria hanno sempre provveduto al fabbisogno alimentare dei cittadini”.

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