1 Febbraio 2016
VINO, ALLARME PER I VINI PADOVANI DALL’UE

Viticoltori padovani in allarme per la revisione delle norme sull’etichettatura dei vini. La Commissione Europea sta valutando infatti di permettere di riportate nelle etichette anche dei vini stranieri denominazioni senza un riferimento geografico ma con il solo nome del vitigno. Quel che fino ad ora era permesso solo con i vitigni internazionali come Merlot e Chardonnay, per fare un esempio, ora potrebbe essere esteso anche ad altri vitigni. Con il rischio di trovare in futuro bottiglie di vini stranieri con indicazioni italiane come Barbera, Lambrusco, Teroldego, Vermentino, Vernaccia, solo per citarne alcuni.
“Stiamo correndo un gravissimo pericolo - spiega Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova - perché se passa questa filosofia la nostra migliore tradizione vinicola potrà tranquillamente essere scippata da spregiudicati competitori internazionali. Per quanto ci riguarda sono a rischio le aziende vinicole dei Colli Euganei e della pianura padovana che coltivano  6 mila ettari di vigneti dai quali l’anno scorso sono stati prodotti circa 700 mila quintali di uve. Centinaia di case vinicole che hanno scommesso proprio sull’origine, sulla qualità e sull’identità del loro vino, e che ora potrebbero essere costrette a fare i conti con colossi stranieri pronti ad invadere il mercato facendo leva proprio sui vitigni che richiamano il made in Italy. Non dimentichiamo che quasi metà della nostra produzione è legata a denominazioni a marchio Doc, Docg e Igt”.
Nella fase di preparazione della proposta di modifica del regolamento sull’etichettatura la Direzione generale Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione europea ha ipotizzato infatti di liberalizzare l’uso nell’etichettatura di tutti i vini, compresi quelli senza indicazione geografica, di quei nomi di varietà che oggi sono riservati in virtù delle norme comunitarie vigenti.
“In pratica si tratta di consentire l’uso di denominazioni senza un riferimento geografico - aggiunge Miotto - ma con solo il nome del vitigno, senza curarsi del fatto che la storia e la tradizione le abbiano legate ad un determinato territorio. Il risultato sarebbe una pericolosa banalizzazione di alcune tra le più note denominazioni nazionali che si sono affermate sui mercati nazionale ed estero grazie al lavoro dei vitivinicoltori italiani. Il futuro dell’agricoltura italiana ed europea dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali che sono state la chiave del successo nel settore del vino dove hanno trovato la massima esaltazione. Difendere la normativa comunitaria è la premessa per essere più forti nei difficili negoziati internazionali che ci attendono a partire dall’accordo di libero scambio con gli Usa”.

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