11 Luglio 2022
Zootecnia, Coldiretti: bene l’ulteriore aiuto alle stalle da 220 milioni di euro, 30 per il Veneto
Con il rincaro record dei costi di produzione cresciuti del 57% a causa della guerra in Ucraina che mette in ginocchio le stalle è importante lo stanziamento di oltre 220 milioni di euro da parte del Governo per gli allevamenti nazionali di cui 30 saranno destinati alle aziende venete, dove la zootecnia rappresenta il 38% della produzione lorda vendibile regionale che vale 6,4 miliardi.. Un patrimonio di razze pregiate conservato dagli imprenditori agricoli custodi oltre che professionalmente preparati con allevamenti altamente specializzati sul territorio nel rispetto del benessere animale. L’accordo fortemente sostenuto da Coldiretti è stato raggiunto in Conferenza Stato Regioni sui due decreti del Ministero delle Politiche agricole per le filiere zootecniche. “Un primo segnale importante dal Governo e dalle regioni – sottolinea Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – segno dell’azione a favore di un settore che rappresenta la spina dorsale del nostro sistema agroalimentare.
L'aumento del costo dei mangimi collegato al rialzo delle quotazioni delle principali materie prime quali soia, mais e cereali anche a causa dell'attuale crisi Ucraina ha prodotto –aggiunge Bressan - un aumento dei costi per le produzioni delle uova, del latte e delle carni, al quale si sono aggiunti i rincari su dell’energia. Nelle aziende zootecniche si registrano aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio con incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro in media ma con punte oltre 47mila euro per le stalle da latte e picchi fino a 99mila euro per gli allevamenti di polli, secondo lo studio del Crea.  Il risultato è un crollo del valore aggiunto che che mette un allevamento su dieci a serio rischio di chiusura, secondo un’analisi Coldiretti su dati Crea.
Le risorse sono indirizzate a tutti i tipi di allevamento: vacche da latte, vitelloni, bufale, suinicola, carni bovine di età inferiore agli 8 mesi, bovini di razze autoctone in contratti di filiera di tipo privatistico o in Sistema di qualità nazionale o in Sistemi di qualità Dop/Igp, ovicaprina: allevamento di conigli, galline ovaiole, tacchini, polli, imprese di trasformazione, incubatoi e centri di imballaggio uova”.
La zootecnia padovana vale quasi 350 milioni di euro nel complesso, tra produzione di latte e bovini da carne, suini, carne avicola e conigli. Nel 2021 il fatturato è in aumento del 2% per la carne bovina, che vale 93 milioni di euro, mentre si arriva circa al 3% per la produzione di latte. A Padova il settore lattiero caseario conta, specie nell’Alta Padova e Destra Brenta, circa 500 aziende con un fatturato di oltre 82 milioni di euro nel 2020, cresciuto di quasi tre punti percentuali (dati Veneto Agricoltura), quasi 40 mila vacche da latte, e una produzione di 2 milioni 300 mila quintali di latte l’anno, un quinto del totale veneto, destinato per lo più alla produzione di formaggi Dop e di latticini. Dopo un anno difficile anche la filiera suina recupera terreno sul fronte della produzione e del fatturato che supera i 35 milioni di euro. Nonostante l’emergenza avaria tiene anche la filiera avicola: la nostra è la seconda provincia in Veneto con un fatturato di 130 milioni di euro e una produzione di 93 mila tonnellate di carne, su un totale di mezzo milione in tutto il Veneto.
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